Leggi P2P e Internet in Italia nel silenzio vanno avanti. E anche le regole mondiali dell'ACTA.

Una task force istituita in seno al Comitato tecnico contro la pirateria è al lavoro per produrre un codice di autoregolamentazione. E spunta in Rete un nuovo documento sull’ACTA.

Redazione 

Il 10 luglio scorso, presso il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio, si è riunito il Comitato tecnico contro la pirateria, coordinato da Mauro Masi: un incontro che ha prodotto una delibera inerente la costituzione di una task force interna al Comitato stesso, deputata a elaborare una proposta di un codice di autoregolamentazione tra i soggetti operanti in ambito digitale. Codice mirato a contrastare il fenomeno della pirateria.

Il Comitato, inoltre, ha esaminato le proposte del rappresentate del ministro della Gioventù Giorgia Meloni e analizzato gli sviluppi del negoziato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) sugli aspetti concernenti il contrasto alla pirateria digitale.

Si presume, pertanto, che – pur considerando la pausa estiva – vi sia una task force governativa impegnata a produrre nuove proposte di legge, che – secondo Guido Scorza, avvocato e presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione – «ben difficilmente brillerebbero per equilibrio e ragionevolezza». Scorza, intervenuto sulle pagine di Punto Informatico, ricorda che anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – come previsto dal decreto Romani – è chiamata a emanare in materia di diritti di proprietà intellettuale in relazione alla fornitura di servizi media audiovisivi.

Nel frattempo, sta circolando in Rete un nuovo documento trafugato in seno ai trattati sull’ACTA, pubblicato dal sito Knowledge Ecology International, dal quale emergono le differenti visioni di USA e UE. Da registrare un segnale almeno in parte positivo: i governi sembrano intenzionati a rinunciare a un sistema di regole che renderebbe gli ISP responsabili legalmente dei contenuti generati e veicolati dai loro clienti. Nota negativa: con l’ACTA si vorrebbe obbligare gli Internet Service Provider a fornire i dati identificativi dei netizen sospettati di violazione del copyright.

Autore: Andrea Galassi

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