Legge SIAE per Internet proposta al Comitato contro Pirateria: ma si vuole davvero il confronto?

La SIAE ha presentato al Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale una bozza di disegno di legge in materia di tutela del diritto d'autore nell'era della comunicazione digitale. Primi commenti alquanto negativi.

Redazione 

La SIAE svolge un’attività di intermediazione per la gestione dei diritti d’autore, disciplinata dalla legge 633 del 22 aprile 1941 e successive integrazioni: concede le autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d’autore e ripartisce i proventi. Da anni, il suo ruolo è oggetto di discussione, anche in ambito europeo. In questi giorni, la SIAE ha presentato al neonato Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale una bozza di disegno di legge in materia di tutela del diritto d’autore nell’era della comunicazione digitale.

I primi commenti degli esperti di diritto informatico e delle nuove tecnologie sembrano essere alquanto negativi, sia sulle proposte della SIAE che sul proposito annunciato dal coordinatore del Comitato Tecnico Mauro Masi di voler chiudere i lavori entro 60 giorni. Pochi, si dice, per una materia tanto complessa, che necessita di un ampio e accurato confronto. Particolarmente incisiva appare l’analisi dell’avvocato Guido Scorza, presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione ed esperto di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie, intervenuto sulla questione sulle pagine di Punto Informatico.

L’articolo 1 della bozza parla di tutela delle opere dell’ingegno o di loro parti nelle reti telematiche. Secondo Scorza, quando la SIAE si riferisce alle «parti di opere», vuole assestare un colpo alla libera circolazione delle opere digitali di arte derivata, ovvero ai cosiddetti remix e mash-up. Duro anche il giudizio sull’articolo 2, che parla di piattaforme telematiche, incentivate dallo Stato, per l’immissione e la fruizione legittime e gratuite di opere dell’ingegno. Il problema, dice Scorza, non è creare nuove piattaforme, ma disciplinare la circolazione dei contenuti e l’accesso ai prodotti culturali in Rete.

Sotto osservazione anche i criteri cui dovrebbe attenersi il Governo per varare entro 18 mesi una nuova legge antipirateria. In particolar modo fa discutere la volontà di introdurre specifici profili di diretta responsabilità civile, amministrativa e penale all’operato dei prestatori di servizi della società dell’informazione, espressione, quest’ultima, ambigua e che ingloba anche quelle figure ora escluse da qualsivoglia responsabilità.

Ma soprattutto si sottolinea che l’impianto della proposta sembra voler estendere il monopolio della SIAE anche nel contesto digitale e trasformare gli ISP e altri soggetti in una sorta di sceriffi della Rete. A ciò si aggiungono due punti che aumentano la preoccupazione: l’istituzione di un’Autorità governativa che vigili sulla conformità dei contenuti ai principi dell’ordine pubblico e del buon costume e il recepimento della soluzione francese in materia di P2P.

Autore: Pierluigi Emmulo

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