╚ reato visitare siti con immagini porno di minori: gli utenti saranno puniti oltre che i gestori.

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La Corte di Cassazione ha emanato una sentenza che sancisce la colpevolezza di chi fruisce di contenuti di siti pedopornografici a pagamento.

Redazione 

La lotta contro la pedofilia aggiunge un’altra freccia al proprio arco. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un sessantasettenne milanese che era stato accusato di visitare siti pedopornografici a pagamento.

L’imputato si era difeso attribuendosi il diritto costituzionale di disporre in modo libero della propria sessualità laddove questa non esplichi sopraffazione o violenza. In altri termini non è possibile, secondo l’accusato, essere condannati solo perché si gode di scene pornografiche o pedopornografiche alla cui realizzazione o produzione non si è avuto concorso e non se ne tragga alcun vantaggio economico.

La Cassazione però non è stata dello stesso avviso, affermando che qualsiasi espressione della personalità e della libertà di un individuo non deve comportare danno per altre persone, specie se inermi. Contrariamente al parere dell’accusato, in questo caso le scene sono fruibili in quanto a monte c’è la sopraffazione di soggetti incapaci di difendersi e impossibilitati a operare libere scelte. L’esistenza di una domanda di questo tipo di contenuti pornografici legittima e sostiene la produzione di crimini contro la libertà e i diritti dei minori, pertanto in questo senso va intesa come connivenza marcando una colpevolezza equiparabile a quella dei produttori. La punizione deve colpire pertanto anche chi fruisce di siti pedopornografici a pagamento, perché quest’azione sostiene l’economia di un crimine.

Si tratta di un precedente importante, che legittima ulteriormente la persecuzione di chi beneficia della pornografia basata sullo sfruttamento di minori.

Autore: Pierluigi Emmulo

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