Programmazione software: le donne sono sempre più brave a programmare e battono i maschi

Una nuova ricerca come esistano un trattamento differenziato tra uomini e donne e pregiudizi nel mondo del lavoro, anche informatico.

Programmazione software: le donne sono sempre più brave
 

Le donne sono più brave degli uomini nello sviluppo dei software. Quantomeno non sono inferiori e c'è una ricerca scientifica a dimostrarlo. A realizzarla è stato il California Institute of Technology che, sfruttando la piattaforma GitHub che permette di cimentarsi nella programmazione in maniera anonima proponendo miglioramenti e cambiamenti, ha rivelato che sulla base di oltre un milione e mezzo di partecipanti, le donne sono se la sono cavata meglio. Provando a entrare nel dettagli dei numeri, Il 78,6% delle modifiche e delle aggiunte proposte dalle donne è stato accolto a fronte del 74,6% di quelle dei programmatori uomini.

In realtà, c'è anche un altro dato che rischia di passare inosservato, ma che in realtà è forse maggiormente rivelatorio della discriminazione subita dalle donne anche nella programmazione informatica. La percentuale di accettazione delle proposte donne è del 71,8%, tra i contributori non abituali, se non svelano la propria identità di genere, mentre cala vistosamente al 62,5% se la rivelano. Stando a quanto si legge nell'articolo anticipato da repubblica.it, "i nostri risultati suggeriscono che sebbene le donne su GitHub sono più competenti, la discriminazione di genere esiste". Il trattamento differenziato tra uomini e donne ovvero i pregiudizi esistenti nel mondo del lavoro, anche nel comparto informatico, è una novità?

Solo fino a un certo punto se si pensa alle contestazioni mosse da Isis Wenger, programmatrice della Silicon Valley, proprio sui pregiudizi nel mondo del lavoro. L'hashtag #ilooklikeanengineer (ho l'aspetto di un ingegnere) aveva fatto il giro del mondo raccogliendo consensi su consensi. E che dire delle affermazioni sessiste del Nobel Tim Hunt sulle donne accusate di essere lamentose e dannose per la scienza e della successiva replica delle giovani ricercatrici a suon dell'hashtag #DistractinglySexy? Qualcuna si era fatta ironicamente riprendere nel corso dell'attività di laboratorio insieme a microcentrifughe o indossando tute antibatteriche.