ICT 2016: il ruolo del CIO in Italia non cresce come nel resto del mondo

La chiave del successo per i top manager sta nella capacità di aprirsi all'esterno e farsi trovare pronti rispetto alle nuove sfide.

ICT 2016: il ruolo del CIO in Italia
 

Per certi versi l'Italia viaggia con modalità proprie rispetto al resto nel mondo, anche nel settore dell'Information and Communication Technologies. In qualche modo, infatti, i CIO (Chief Information Officer) hanno un atteggiamento più conservativo mostrandosi meno propensi ad aprirsi a una collaborazione più stretta con i CDO (Chief Digital Officer), anche se sono consapevoli dell'esigenza di rivedere la propria funzione e collocarsi su un livello più strategico. Ma soprattutto, stando a quanto contenuto nel rapporto Into an age of disruption di Kpmg sul mutamento dei modelli di business per via della digital innovation, solo una minima parte dei CIO italiani ritiene di essere coinvolto da questo processo.

C'è poi lo studio a firma di IBM, Redefining Boundaries: Insights from the Global C-suite Study, ad accendere una luce sui top manager. Dopo aver effettuato oltre di cinquemila interviste di dirigenti provenienti da oltre 70 paesi e da 21 settori industriali, è emerso come la metà dei manager sono sempre più convinti di aver presto a a che fare un concorrente imprevisto proveniente dall'esterno del loro settore. C'è anche una parola che definisce questa fenomeno ed è uberizzazione. Si tratta dell'improvviso rimescolamento delle carte per l'irruzione di un competitor che, muovendo da basi differenti com'è accaduto nel comparto dei Taxi con Uber, è in grado di proporre modelli di lavoro e proposte economiche differenti ed evidentemente vantaggiosi per i clienti.

Secondo Bridget van Kralingen, vice president di IBM Global Business Services, "quando si tratta di concorrenza i top manager hanno una nuova minaccia da tenere in considerazione, che spesso è difficile da identificare fino a quando ormai è troppo tardi per rimediare. Le aziende più avanzate fanno progressi in aree come il cognitive computing, cioè la capacità dei computer di analizzare dati complessi imparando dall'esperienza, per prevedere cosa potrebbe accadere con maggiore precisione e per affrontare i competitor imprevisti".