Fusione fredda Athanor da gruppo di studenti romani per sfidare E-cat

Il reattore è stato acceso. La fusione fredda degli studenti alimenta le lavagne interattive. Per ora non c’è alcuna finalità commerciale.

Il progetto Cella Athanor è a firma degli studenti del Pirelli di Roma
 

L’obiettivo finale è molto simile: realizzare una macchina per la fusione fredda o, per utilizzare i termini tecnici, per le trasmutazioni nucleari a bassa energia (LENT, Low Energy Nuclear Reaction). A "sfidare" indirettamente l’E-cat di Andrea Rossi sono gli studenti dell’Istituto tecnico per Costruzioni, Ambiente e Territorio "Leopoldo Pirelli" di Roma. A quanto pare fanno sul serio avendo già depositato la domanda di brevetto. Le premesse da cui ha presso le mosse il Cella Athanor sono però differenti. Il progetto "Il Sole in Laboratorio" va inquadrato nell’ambito di una sperimentazione didattica sul rapporto fra nuove tecnologie e settore energetico.

La base teorica dell’intero esperimento - è stato spiegato nel corso di un incontro pubblico organizzato nei giorni scorsi nell’aula magna della scuola - sono gli studi di Fleischmann e Pons i quali ipotizzarono reazioni nucleari di fusione che non necessitassero dei 10 milioni di gradi che servono per realizzarle, gettando le basi degli studi su una fonte illimitata di energia. A detta dei promotori, le rese ottenute sono superiori al 400% ovvero permettono di ipotizzare che 100 unità di energia elettrica ne producano 400 termiche di tipo meno pregiato utilizzabile per alimentare funzioni come la produzione di acqua calda sanitaria e gli impianti di riscaldamento.

Non ci sono finalità commerciali, "ma non si sa mai". Lo scopo, spiega la dirigente scolastica Flavia De Vincenzi, è "contribuire alla diffusione di conoscenze indipendenti su argomenti di frontiera e svolgere proficuamente uno dei principali ruoli della scuola che è l’educazione ambientale attraverso l’utilizzo delle scienze integrate". Proprio così, la scuola italiana: "Molto è cambiato negli istituti tecnici dove le lezioni spesso superano la frontalità per trasformarsi in laboratori prativi, un terreno fertile per idee come questa".

L’ingegnere Ugo Abundo ha spiegato il funzionamento del reattore spiegando che "si tratta di un reattore elettrolitico (tipo Mizuno, Iorio), ma con la fondamentale differenza che impiega nanopolveri libere, non trattate né fissate su supporti, che siamo riusciti a confinare e ad accendere in un reattore totalmente innovativo a letto fluido".