Centrali nucleari in Italia: tangenti secondo Wikileaks dai francesi

USA, Francia e Russia avrebbero esercitato pressioni sul governo italiano per aggiudicarsi una fetta delle commesse per la ripresa del programma nucleare. Si parla anche di mazzette.

Un deposito di scorie nucleari
 

Mazzette, pressioni, preoccupazioni, ambivalenze. Il quadro tratteggiato dai cablogrammi della diplomazia USA finiti in mano a WikiLeaks e pubblicati da L’Espresso non è certo rassicurante. Perché le presunte manovre messe in atto dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Francia nei piani alti delle aziende e della politica italiane riguardano il nucleare e con esso la salute e la sicurezza dei cittadini.

Nei cablo ci sono i nomi di esponenti politici del Belpaese che mai hanno nascosto la loro simpatia per la ripresa di un programmi di costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano. Ma figurano anche personalità politiche che in questi giorni, alla luce della tragedia che ha colpito il Giappone, si oppongono con forza al piano nucleare del Governo. Ecco, dunque, che al nome di Claudio Scajola si aggiunge quello di Pier Luigi Bersani, che nel 2007 – scrive L’Espresso – spiega all’ambasciatore USA che «l’Italia non è fuori dalla produzione di energia nucleare, l’ha solo sospesa» e che «carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo importante nell’assicurare i bisogni del futuro».

Gli Stati Uniti premono sul governo italiano perché la ripresa di un programma nucleare allontanerebbe l’Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, spiega il settimanale. Ma gli USA devono fare i conti con l’azione di lobbying che muove dalla Francia.

E così, quando a maggio del 2008 arriva a Roma il ministro per l’Energia dell’amministrazione Obama, Steven Chu, l’ambasciata lo mette subito sull’avviso: «L’intensa pressione dei francesi, che forse comprende tangenti (corruption payment) a funzionari del governo italiano, ha aperto la strada all’accordo di febbraio tra le aziende parastatali italiana e francese, Enel ed Edf, in modo da formare un consorzio al 50% per costruire centrali in Italia e altrove». E ancora: «L’intesa prevede la costruzioni di quattro reattori dell’Areva entro il 2010 e, cosa ancora più preoccupante, può imporre quella francese come tecnologia standard per il ritorno dell’Italia al nucleare».

La ricostruzione delle manovre fornita sulla base dei cablogrammi diplomatici USA è disponibile per intero sul sito web de L’Espresso. L'approfondimento è curato da Stefania Maurizi.

Autore: Andrea Galassi