IMU: pagamenti in ritardo dopo scadenza. Ravvedimento operoso e correzioni errori. Come fare

Chi non ha rispettato la scadenza di lunedì 17 dicembre 2012 può utilizzare il ravvedimento operoso per regolarizzare i versamenti. In caso di errori il punto di riferimento è il Comune.

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Chi non ha versato il saldo IMU entro lunedì 17 dicembre 2012 può vedersi ridotte le sanzioni se utilizza il cosiddetto ravvedimento operoso. Si tratta di un istituto normato nel Decreto legislativo n. 472 del 1997 (art. 13) e volto a consentire di regolarizzare versamenti di imposte omessi o insufficienti. La riduzione delle sanzioni è pari al 30%. I contribuenti che hanno già versato il saldo IMU entro la data di scadenza di cui sopra, ma hanno commesso errori in fase di calcolo o di compilazione dei modelli F24 e dei bollettini di conto corrente postale, possono sanare la loro situazione secondo quanto indicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

È possibile utilizzare il ravvedimento operoso entro 365 giorni dalla data di scadenza fissata per il pagamento del saldo IMU. Quindi entro un anno dal 17 dicembre 2012. Se si supera tale termine si va incontro a sanzioni maggiorate del 30% rispetto a quanto dovuto originariamente. Se si paga il saldo IMU entro il 1° gennaio 2013, viene applicata una sanzione dello 0,2%. Dal quindicesimo al trentesimo giorno dopo la scadenza, ovvero se si effettua il pagamento dell’ultima rata IMU tra il 2 e il 15 gennaio 2013, la multa applicata sale al 3%. Si arriva al 3,75% se il versamento del saldo IMU avviene tra il 16 gennaio e il 17 dicembre 2013. Oltre alle sanzioni si devono mettere in conto gli interessi legali per il ritardo. Il tasso annuale di riferimento è pari al 2,5%.

Per quanto riguarda gli errori commessi in fase di calcolo del saldo IMU e/o di pagamento della rata IMU, il Dipartimento delle Finanze ha chiarito che i contribuenti devono rivolgersi all’ente locale, ovvero al Comune. Perché, pur essendo prevista una quota del saldo IMU da versare allo Stato, l’ Imposta Municipale Propria resta un tributo comunale, ha spiegato il Ministero competente nella risoluzione n. 2/DF. Quest’ultima è disponibile in forma di file PDF per il download gratuito. Nel documento sono esaminate alcune problematiche segnalate dai contribuenti e sono fornite le relative soluzioni. Nello specifico, la risoluzione si occupa delle seguenti situazioni: versamento allo Stato e al Comune di un importo non dovuto; pagamento allo Stato di una quota dovuta invece al Comune; versamento allo Stato di un importo non dovuto; pagamento con erronea indicazione del codice tributo; errata indicazione del codice catastale da parte dell’intermediario.

Tra gli errori più frequenti che possono verificarsi in fase di compilazione dei modelli F24, l’errata indicazione dei codici tributo. Quando, invece, si compila il bollettino di conto corrente postale con dicitura “Bollettino Imu”, si deve avere cura di verificare il corretto inserimento degli importi nei campi riservati alle quote IMU dovute al Comune e allo Stato. Presso il sito web Dossier.net è disponibile per il download la domanda di ravvedimento per dati errati nel modello F24.

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