Il P2P fa progredire il mondo. Intanto le major attaccano Google.
Il file sharing non ha portato a un calo delle produzioni cinematografiche, discografiche, editoriali e video ludiche. IFPI e BPI si scagliano contro Google.
Per i giudici della Corte Provinciale di Madrid, il file sharing rappresenta l’evoluzione in chiave contemporanea e digitale dei prestiti di libri, film, musica e altri prodotti che sin dai tempi antichi gli amici sono soliti effettuare. Per Felix Oberholzer-Gee della Harvard University e Koleman Strumpf della University of Kansas, la condivisione di contenuti in Rete e le pratiche di P2P possono fungere da stimolo per la creatività e non danneggiano necessariamente l’industria discografica, cinematografica, editoriale e videoludica.
Il 60% del traffico Internet mondiale, scrivono i due ricercatori in uno studio, consiste in condivisioni di musica, film, libri e giochi. E se il file sharing fosse il responsabile numero uno delle difficoltà che l’industria dei contenuti sostiene di stare attraversando negli ultimi anni, allora ci dovremmo trovare di fronte a un calo delle produzioni.
Ma così non è, evidenziano i due studiosi, perché tra il 2002 e il 2007 si è registrato un aumento delle pubblicazioni di nuovi libri pari al 66% e di produzioni cinematografiche del 30%, e in dieci anni, dal 1997 al 2007, l’industria musicale è cresciuta del 5%.
Se, da una parte, c’è chi invita a leggere il file sharing e il P2P in un’ottica diversa e positiva, dall’altra, c’è chi affila ancora di più le armi a sua disposizione per contrastare il fenomeno della pirateria digitale. BPI (British Phonographic Industry) e IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) hanno ingaggiato una battaglia contro Google, colpevole, a loro dire, di indicizzare pagine e link che rimandano a risorse web che consentono di scaricare illegalmente materiale tutelato dal diritto d’autore.
Autore: Andrea Galassi
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