I ragazzi e il web: una nuova ricerca svela cos’è Internet per i più giovani nativi digitali
Secondo uno studio, i giovani studenti nativi digitali non si preoccupano di verificare l’attendibilità delle fonti elencate nei risultati di ricerca di Google, Yahoo!, Bing e compagnia.
Se i “veterani” di Internet sono consapevoli che non esiste correlazione diretta tra la posizione di un sito web all’interno dei risultati di ricerca di Google o di altri search engine e l’attendibilità e la credibilità di quella fonte in merito a un determinato argomento, sembra essere diversa la percezione che i giovani nativi digitali mostrano nei confronti delle SERP e del Web in generale.
Secondo uno studio realizzato da un team di ricercatori della Northwestern University di Chicago – pubblicato sulla rivista International Journal of Communication – la maggior parte dei 102 studenti di college presi in esame clicca sul primo risultato delle SERP, senza preoccuparsi di verificare l’attendibilità della fonte e di ottenere informazioni sull’autore della stessa, né di scorrere tra i diversi risultati. Un quarto degli intervistati ha dichiarato esplicitamente di aver scelto quel risultato solo perché era il primo della lista. E non è raro che si finisca per cliccare anche sui risultati pubblicizzati.
Dall’indagine emerge, quindi, la tendenza dei nativi digitali a ritenere Google, Yahoo!, Wikipedia, AOL, MapQuest, Bing e persino Facebook come depositari delle “verità” relative a determinate informazioni. Si tratta di un comportamento, spiegano gli studiosi, che va chiaramente a influire sulla qualità delle ricerche effettuate dagli studenti.
Secondo i ricercatori, tale approccio potrebbe essere legato alla mancanza di un contesto ben individuabile: una pagina web è sempre una pagina web, sia che contenga l’intervento di un accademico, le informazioni verificate in maniera accurata da giornalisti scrupolosi, le sparate di un sedicente esperto di astrofisica o di medicina. Per gli studenti, quindi, l’indicizzazione dei contenuti web effettuata da Google e compagnia rappresenterebbe uno strumento per dare ordine ai contenuti stessi e sarebbe garanzia di affidabilità.
Autore: Arianna Bernardini
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