Hotfile chiuso come Megaupload e Megavideo: Google interviene in difesa

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Google ha presentato alla corte di giustizia che si occupa dal caso MPAA vs Hotfile un documento a difesa del cyberlocker. Che potrebbe tornare utile anche per Megaupload. E The Pirate Bay guarda al cielo.

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Andrea Galassi 

Hotfile, una delle più note piattaforme cyberlocker, è impegnata in un procedimento legale che la vede contrapposta alla MPAA (Motion Picture Association of America). Da una parte, dunque, un servizio online che permette di condividere file di grandi dimensioni, analogo a Megaupload e ad altri cyberlocker, dall’altra l’associazione che difende gli interessi dell’industria cinematografica statunitense. MPAA ha chiesto alla giustizia USA di chiudere Hotfile in virtù dei contenuti digitali protetti da copyright che i gestori della piattaforma rendono disponibili agli utenti senza alcuna autorizzazione da parte dei detentori dei diritti.

Hotfile ha in queste ore trovato un alleato di grande peso. In difesa della piattaforma cyberlocker si è schierata Google. L’azienda di Mountain View ha inviato alla corte federale della Florida investita del caso un documento in cui si sostiene che le attività di Hotfile ricadono nell’ambito della protezione assicurata dal DMCA (Digital Millennium Copyright Act). Il documento firmato Google, disponibile anche online, è rivolto a una corte di giustizia, e pertanto risulta piuttosto tecnico. In estrema sintesi, spiega TorrentFreak, Google ritiene che la MPAA voglia indurre in errore la corte. L’associazione delle major cinematografiche sostiene che Hotfile non possa godere della protezione del DMCA perché la piattaforma è impiegata in via prevalente per attività che violano le normative sul copyright. Google replica che, nell’ambito del DMCA, non ha alcuna rilevanza giuridica il numero di violazioni registrate su una piattaforma online. Sarebbe rilevante, prosegue BigG, solo se Hotfile fosse a conoscenza di ogni singolo file pirata caricato sui propri server. Ma l’onere di segnalare e identificare materiale pirata spetta al titolare dei diritti, e non a Hoftile, argomenta Google.

Servizi di condivisione quali YouTube, Facebook, Twitter e Wikipedia godono della protezione del DMCA. E grazie a questa possono portare avanti le loro attività e il loro business. Se, però, l’interpretazione e la visione di MPAA dovessero trovare ascolto presso le corti, allora i servizi di cui sopra potrebbero incontrare guai seri. Quanto documentato da Google a difesa di Hotfile, evidenzia TorrentFreak, potrebbe tornare utile anche nei procedimenti giudiziari che vedono protagonisti Megaupload/Megavideo.

Nel frattempo, i gestori di The Pirate Bay hanno cambiato il dominio (da .org a .se) e sembrano intenzionati a realizzare un nuovo sistema per la distribuzione dei dati attraverso l’impiego della tecnologia Raspberry Pi a bordo di una sorta di droni aerei. Tali dispositivi sarebbero quindi dotati di moduli radio per dialogare con i server centrali di The Pirate Bay, al sicuro in una località segreta. Le trasmissioni non potrebbero dunque essere interrotte, a meno di puntare un mirino verso i droni per abbatterli.

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Ci sono 3 commenti
Anonimo
Il copyright uccide il progresso, come se le major non guadagnassero abbastanza, abbiamo centiania di migliaia di opere d'arte su pellicola che si stanno rovinando perchè per rimasterizzarle in digitale si deve chiedere il l'autorazzazione ai dententori del diritto di copyright che molte volte sono anche morti....

Anonimo
Trovo l'argomentazione di Google molto solida.
Anonimo, mi sa che a raccogliere le fave ci debba andare tu...

Anonimo
potete dirgli ai vari megaupload e hotfile e simili di andare a raccoglier le fave anche al piu sprovveduto degli internauti sono evidenti arrampicature sugli specchi.... meditate non sara' piu come prima per noi e stato come l'11 settembre . the game over e finita nada streaming.