Guadagnare con blog, social network e Web 2.0: molte aziende chiudono, profitti minori delle attese
I siti e i portali del Web 2.0 non stanno ancora ottenendo dei ritorni sull'investimento adeguati agli sforzi effettuati per realizzarli.
Non sono pochi coloro che pensano di poter guadagnare sfruttando il cosiddetto Web 2.0, ovvero l’Internet di seconda generazione che ha fatto della condivisione e della socializzazione dei contenuti il suo tratto distintivo e il suo punto di forza.
Blog, social network e servizi improntati alla filosofia Web 2.0 hanno senza dubbio rivoluzionato il modo di intendere e utilizzare la Rete. Ma per un blog che riesce a generare profitto, come l’Huffington Post di cui abbiamo già parlato, molti sono costretti a chiudere o a proseguire la propria attività senza l’ombra di guadagni che giustifichino l’impegno profuso nello scovare e aggiornare contenuti.
Lo stesso dicasi per i social network: ad eccezione di MySpace e di Facebook, sono in molti a dover constatare fatturati in calo, tanto che il Financial Times prevede un ridimensionamento degli stessi negli anni a venire.
«Si assisterà ad una ristrutturazione nei prossimi due anni» dichiara Roger Lee, partner di Battery Ventures. Blog e social network «affrontano condizioni macroeconomiche difficili» aggiunge Shawn hardin, CEO di Flock, un browser americano che mette in contatto gli utenti consentendo di scambiare foto, video e commenti.
Per fare profitti, i siti di social networking devono puntare sul fund raising e promuovere venture capital e fusioni. Ma non tutti riescono nell’impresa.
Prendiamo un famoso sito Web 2.0, Flickr. Uno studio pubblicato per la Université Paris-Diderot e Orange Labs segnala che solo il 3,7% degli utenti del sito sono PRO, cioè hanno pagato per sfruttarne appieno i servizi offerti.
Come può Flickr coprire tutti i costi di gestione se solo una fetta assai minoritaria dei suoi utenti è disposta a pagare un abbonamento? Chiaramente urge un affinamento dei modelli di business da mettere in atto, che devono iniziare a fare convergere sui portali dei servizi additivi e delle logiche di network che non si basano solo sull'aggregazione passiva degli utenti.
Insomma: molti siti hanno effettivamente conquistato un numero di utenti considerevole, ma nonhanno ben chiaro come sfruttarne al meglio la potenzialità.
Autore: Pierluigi Emmulo
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