Google è un serio pericolo per il web in Italia. Questa frase fa il giro del mondo.
La condanna dei tre manager di Google sta facendo il giro del mondo. BigG parla di un serio pericolo per il web in Italia.
Serious threat to the web in Italy. Un serio pericolo per il web in Italia. È il titolo del post pubblicato sul blog ufficiale di Google da Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel per l’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Nessun accenno all’Italia invece nel titolo adottato dal blog ufficiale di Google Italy, che, in ogni caso, riporta l’intervento del manager di BigG. Una presa di posizione che sta facendo il giro del mondo, evidenziando un'anomalia tutta italiana nell'attribuzione di responsabilità ai gestori delle piattaforme di hosting nei confronti dei contenuti pubblicati da utenti terzi.
La decisione di usare toni così forti deriva dalla sentenza emessa dal Tribunale di Milano, che ha condannato tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google a sei mesi di reclusione per violazione delle norme sulla privacy, poiché non hanno impedito la pubblicazione su YouTube del video sul ragazzo affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da alcuni compagni di scuola. Sucherman ricostruisce il comportamento tenuto da Google, che ha rimosso il video a distanza di poche ore dalla notifica ricevuta dalla Polizia e collaborato per l’identificazione della persona che ha caricato il filmato, condannata poi dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, insieme agli altri compagni di classe coinvolti.
«In casi come questo» scrive Sucherman «rari, ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire». Ma la Procura di Milano, prosegue il post, ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google, nessuno dei quali ha mai avuto a che fare con il video. Poi la condanna al carcere per tre degli imputati. Ergo, ragiona Sucherman, in Italia, in barba anche alle normative europee, le piattaforme di hosting come Google Video sono ritenute penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti.
Una decisione che ha profondamente turbato Google, perché si tratta di un attacco ai principi di libertà sui quali è stata costruita la Rete e che rischia di far scomparire il web per come lo conosciamo ora, insieme ai benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi.
Autore: Pierluigi Emmulo
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