Google Italia e pacchetto sicurezza che censura il web: intervento su politica e leggi nostro paese

La posizione di Google Italia sul pacchetto sicurezza finalizzato a contrastare la pirateria digitale in studio da parte del Governo.

Redazione 

Era intervenuto direttamente sulla bozza di proposta di legge per contrastare la pirateria digitale, attribuita alla SIAE, che però aveva smentito la paternità del documento. Marco Pancini, European Policy Counsel di Google, torna a scrivere un post sul blog ufficiale di Google Italia, per far sentire la voce di BigG in relazione al disegno di legge in materia di sicurezza.

Il Senato italiano aveva approvato un emendamento presentato dal presidente dei senatori dell’UDC Giampiero D’Alia, che prevede il filtraggio di tutti i siti Internet nei quali si ravvisano contenuti che sostengono associazioni mafiose, terroristiche ed eversive e incitano all’odio razziale e religioso e alla violenza sessuale.

Le parole di Pancini su questa proposta sono molto nette: l’emendamento approvato serve a controllare la Rete e in quanto tale è pericoloso per la nostra libertà. Chi lavora sul web, argomenta Pancini, conosce benissimo la differenza fra un quotidiano, un programma televisivo e un sito Internet. E sa che lo scenario della Rete non può essere equiparato ed assimilato al mondo dell’editoria tradizionale e della televisione. «Questo» spiega Pancini «non vuol dire che chi scrive qualcosa non sia responsabile delle sue affermazioni, tutto il contrario!». Le leggi in vigore, infatti, sono molto chiare e attribuiscono la responsabilità di un contenuto pubblicato sul web all’autore dello stesso. Un blogger non professionista, i fornitori di connettività, i gestori di una piattaforma telematica, non possono, però, vedere regolata la propria specifica attività in base alle norme che interessano la comunicazione sui media tradizionali. Perché siamo su piani molto diversi.

E se, continua Pancini, per chi non è un nativo digitale non è sempre facile comprendere le reali dinamiche delle nuove tecnologie, appare ancora più necessario che le istituzioni, l’industria e la società civile trovino il modo di confrontarsi. Altrimenti si rischia di proporre normative che finiscono per ledere la libertà d’espressione individuale e per coinvolgere soggetti che non possono essere considerati responsabili di quanto viene pubblicato in Rete e ai quali attengono altre responsabilità. Per combattere i reati di cui sopra, spiega Pancini, è sufficiente seguire la legge attuale, che prevede la segnalazione di un’attività illecita agli ISP, che sono poi obbligati a rimuoverla. Cosa ben diversa e pericolosa, invece, sono il filtraggio e il blocco dei siti Internet.

Autore: Pierluigi Emmulo

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