Google è una web media company con YouTube TV. Rivoluzione
YouTube potrebbe presto cambiare pelle. Almeno in parte. Si parla di circa 20 nuovi canali con contenuti ad hoc prodotti e/o finanziati da Google e di 100 milioni di dollari di investimento iniziale.
Google guarda da tempo a 360 gradi. Larry Page e Sergey Brin hanno iniziato la loro avventura con un motore di ricerca che è diventato il leader di mercato e nel corso degli anni hanno poi diversificato l’offerta dell’azienda di Mountain View.
Sono arrivati Gmail, Google Docs e gli altri servizi web-based, le soluzioni di advertising sono state consolidate e rafforzate, Android ha sconquassato il mercato mobile, Chrome OS forse debutterà su molteplici dispositivi, il browser Chrome è in crescita. E c’è anche YouTube, piattaforma di video sharing entrata a far parte dei prodotti e dei servizi firmati BigG.
E stando a quanto riferito dal Wall Street Journal, Google è intenzionata a cambiare, almeno in parte, la vocazione che ha segnato la nascita di YouTube: da piattaforma di condivisione di video generati dagli utenti a palcoscenico dove proporre contenuti prodotti e/o finanziati da Page e compagnia. Si parla di circa 20 canali che proporranno appunto contenuti appositamente realizzati per YouTube, e di un investimento iniziale di 100 milioni di dollari. Si tratta di una cifra esigua se paragonata alle produzioni firmate dai broadcaster tradizionali. Per tale motivo, ha sottolineato il WSJ, almeno in questo prima fase le proposte professionali veicolate su YouTube saranno produzioni low cost.
Un primo embrione, dunque, di un progetto che appare più vasto e che ha portato gli analisti e gli osservatori di settore a interrogarsi sulle ambizioni di Google. La società di Mountain View è in procinto di assumere (anche) il ruolo di web media company? BigG, in altri termini, andrà a competere con gli altri produttori di contenuti, siano essi protagonisti dell’offerta televisiva tradizionale oppure specializzati nello streaming e nel videonoleggio online? L’obiettivo finale è forse quello di vincere una battaglia contro “la TV” oppure Google vuole piuttosto ritagliarsi uno spazio nel mercato e nella distribuzione di nuove forme di fruizione di contenuti audiovisivi?
Autore: Andrea Galassi
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