Google e Cina: aggirata la censura tramite Hong Kong, ma il regime oscura i siti
Google prova ad aggirare la censura cinese ridirigendo gli utenti che entrano in Google.cn su Google Hong Kong. Ma i siti web vietati dal governo cinese risultano sempre inaccessibili dalla Cina.
Da ieri, gli utenti che entrano in Google.cn sono automaticamente ridiretti verso Google.com.hk, dove il colosso di Mountain View offre un servizio senza censure in cinese semplificato.
Tuttavia, la decisione di Google di aggirare la censura operata da Pechino e di non filtrare più i servizi di ricerca Google Search, Google News e Google Images, non sembra aver sortito gli effetti sperati: i siti web vietati dal governo cinese risultano sempre inaccessibili dalla Cina anche per chi usa il motore di ricerca di Google. Great Firewall, la grande muraglia di fuoco, come è stato battezzato il sistema di controllo messo a punto da Pechino, continua a bloccare le ricerche scomode, come quelle relative a termini quali Tibet, Dalai Lama o Amnesty International.
L’iniziativa di Google ha provocato duri commenti da Pechino, che sollevano dubbi sul futuro della società nel più grande mercato di Internet del mondo. Google ha dichiarato di voler proseguire nella ricerca e nello sviluppo in Cina, ma il governo cinese ha definito la decisione di aggirare la censura «totalmente sbagliata», sottolineando che la società di Mountain View ha «violato una promessa scritta» fatta al momento di entrare nel mercato cinese.
Nonostante la dura reazione di Pechino, il governo locale ha reso noto che la sfida di Google alla censura del regime non avrà alcuna conseguenza sulle relazioni con Washington, a meno che la questione non venga politicizzata da altri. La Casa Bianca, da parte sua, ha espresso il proprio disappunto per il mancato accordo tra Google e Cina. Gli analisti, invece, ritengono che questa decisione possa pregiudicare altri progetti di BigG sul mercato cinese, in particolare quelli relativi ad Android.
Autore: Pierluigi Emmulo
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