Google accusato da PM di Milano di nascondere informazioni. La replica e l'intera vicenda.

Secondo il PM della Procura di Milano Corrado Carnevali Google Inc. dovrebbe essere soggetta interamente alla legge italiana. In particolare per quanto concerne la normativa per la conservazione dei dati relativi al traffico telematico.

Redazione 

Nel 2006, alcuni studenti si erano “divertiti” a picchiare e sbeffeggiare un loro compagno di scuola affetto da sindrome di Down. Gli stessi avevano ripreso le loro ignobili gesta con una videocamera e inserito il video su YouTube.

A presentare denuncia contro Google, proprietaria di YouTube, erano state la famiglia del ragazzo vittima dei soprusi e l’associazione Vividown. Il PM della Procura di Milano Corrado Carnevali aveva aperto un fascicolo e inviato a Google una richiesta per ottenere le tracce telematiche lasciate dai responsabili del gesto. La risposta del colosso di Mountain View è infine arrivata: la comunicazione dei dati richiesti dall’autorità giudiziaria, spiega Nicole Wong, vicepresidente degli affari legali di BigG, è subordinata alla discrezione di Google, che se ne assume la responsabilità. Anche in presenza di specifiche circostanze di emergenza che implicano un imminente pericolo di morte o di gravi lesioni fisiche. I dati non vengono conservati per più di 30 giorni, continua la lettera, e Google limita la comunicazione dell’IP associato al sottoscrittore di un account Gmail ove esso non sia relativo a un paese dell’Unione Europea.

Una risposta che Carnevali considera non conforme al diritto italiano sotto più profili, a partire dai 12 mesi previsti dalla normativa italiana per la conservazione dei dati relativi al traffico telematico.

Per il PM, Google Inc. dovrebbe essere soggetta alla normativa italiana, visto che rivolge i propri servizi anche verso cittadini italiani e comunitari. Incomprensibile e priva di fondamento in diritto anche la policy di Google che limita la comunicazione dell’IP associato al sottoscrittore ove esso non sia relativo a un paese UE, dal momento, spiega Carnevali, che un qualsiasi cittadino, anche italiano, può utilizzare a fini criminosi utenze localizzate al di fuori dell’Unione Europea.

Autore: Pierluigi Emmulo

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