Film e video porno scaricati online P2P: denunciati migliaia utenti per copyright. Chiesti 600 euro.
Un caso di richiesta di risarcimento per il download di video pornografici protetti dal diritto d'autore avvenuto tramite reti peer-to-peer.
Ancora un caso di richiesta di risarcimento per il download di contenuti digitali protetti dal diritto d’autore avvenuto tramite reti peer-to-peer. Questa volta i contenuti sono film e video a carattere pornografico e gli utenti sospettati di aver scaricato materiale tutelato dal copyright sono alcune migliaia di cittadini britannici.
A inviare le notifiche di ingiunzione di pagamento come accordo extragiudiziale per evitare che la vicenda approdi nei tribunali d’Oltremanica è stata la società tedesca DigiProtect, che a nome dei suoi clienti ha chiesto un risarcimento di circa 600 euro a ogni netizen accusato del download illegale.
DigiProtect ha tracciato gli IP degli utenti sulle reti P2P e ha richiesto poi ai tribunali competenti le ingiunzioni necessarie a obbligare gli Internet Service Provider che forniscono le connessioni agli utenti individuati a produrre le informazioni relative. La legge britannica lo consente. Ma il procedimento ha generato alcuni risvolti che potremmo considerare persino comici se non fosse che implicano per le persone coinvolte fastidio, imbarazzo e soprattutto conseguenze penali.
È noto che se si utilizzano connessioni condivise o reti Wi-Fi aperte, è difficile risalire all’esatta corrispondenza tra IP e identità dell’utente. E così, tra le migliaia di lettere inviate da DigiProtect, con l’elenco dei materiali per adulti scaricati e con l’ora e la data di ogni singolo download, alcune sono finite anche nella casetta delle lettere di cittadini che non conoscono neppure l’esistenza delle reti P2P. Come nel caso di una signora di 65 anni che non ha capito neanche di cosa la lettera stesse parlando.
E comunque, a parte questi casi clamorosi, molti utenti coinvolti hanno contattato i propri legali per contestare l’attendibilità dei documenti ricevuti e per difendersi dall’accusa. E c’è anche chi, e si tratta di commentatori e analisti, ritiene che l’operazione di DigiProtect sia stata studiata a tavolino solo per intascare quanto più denaro possibile tramite un invio massiccio di ingiunzioni di pagamento. Forse senza neanche il coinvolgimento dei reali detentori dei diritti sui filmati scaricati.
Autore: Pierluigi Emmulo
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