Film e serie TV in streaming su Internet: siti illegali e servizi crescono sempre di più

Sempre più diffuso lo streaming di contenuti televisivi e cinematografici. La situazione.

Redazione 

Un recente studio realizzato dal provider tedesco Ipoque rilevava che la quantità di dati scambiati tramite reti peer-to-peer appariva in diminuzione. A rosicchiare percentuali di traffico dati al file sharing erano i DDL (Direct Download Links), ovvero i download da link diretti, e lo streaming. E che lo streaming sia una soluzione che sta ricevendo un sempre maggiore favore dai netizen lo dice anche l’ultimo report di Forrester Research. Sempre più utenti vanno a caccia di film e serie televisive offerte in modalità streaming da servizi e siti Internet che, quindi, mettono a disposizione anche contenuti digitali tutelati dal diritto d’autore.

Si scarica di meno, ma si usufruisce sempre di più di contenuti protetti da copyright. Per le major cambia poco, perché vedono le vendite di DVD scendere progressivamente, i loro margini di profitto affievolirsi, il loro storico controllo sulla distribuzione di film e contenuti audio venire meno. La maggior parte dei siti che offrono streaming on line illegale sono localizzati in Cina e in altri paesi dove il contrasto alla pirateria digitale appare meno incisivo e anche meno perseguito. Ma le grandi aziende discografiche e cinematografiche puntano il dito anche contro il comportamento di molti siti legali che ospitano contenuti inseriti dagli utenti e da pirati. Se si considera, come dicono le stime di Forrester Research, che tra 4 anni la spesa per la musica digitale rappresenterà il 57% del mercato di settore e che la pirateria è destinata ad aumentare, le preoccupazioni dei discografici e degli studios non possono che crescere.

La soluzione potrebbe essere lo sviluppo di nuove forme di business che possano tutelare i diritti degli autori e delle aziende e, al contempo, rendere i contenuti accessibili senza richiedere agli utenti cifre sproporzionate, che non fanno altro che spingere ancora di più verso l’illegalità. Sembrano inutili e, anzi, controproducenti, anche le proposte di contrasto alla pirateria che giungono da alcuni soggetti interessati al tema.

In questo senso non scopre altro che la pura evidenza Luca Castelli, che, su La Stampa.it, parla della fine dell’epoca in cui le major detenevano il monopolio assoluto sui propri contenuti, sulla distribuzione, sulla vendita, sui prezzi, sul formato. Internet ha capovolto la situazione, sono gli utenti ad avere un maggiore controllo. Inutile, quindi, proseguire in battaglie perse in partenza. È più logico e produttivo prendere atto del nuovo scenario e tentare strade alternative e sostenibili.

Autore: Pierluigi Emmulo

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