Fibre ottiche in Italia: una società privata-statale sarà creata ad hoc? La vorrebbe l'Authority.
Secondo Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le comunicazioni, si dovrebbe creare una società, in parte privata e in parte statale, dedicata alla realizzazione e alla posa della rete in fibra ottica in Italia.
L’Italia soffre un ritardo strutturale nel processo verso le nuove infrastrutture di TLC a larghissima banda. Questo il pensiero espresso da Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le comunicazioni, nel corso di un’audizione alla Commissione trasporti e comunicazioni della Camera.
Secondo il presidente di Agcom, l’integrazione di servizi richiede da un lato capacità di banda sempre maggiori e dall’altro una domanda potenziale da soddisfare. In Italia la penetrazione della banda larga raggiunge solo il 18% della popolazione, contro il 24% della media europea, con punte di oltre il 30% nei Paesi del Nord Europa. E se la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni ha prodotto buoni risultati, questi rischiano di essere vanificati se non si cambierà marcia.
Ulteriore preoccupazione deriva dalla decelerazione del tasso di crescita della banda larga: nell’ultimo trimestre la crescita delle linee è stata del 2%, mentre un anno fa era del 4,2% e nel 2006 del 6,6%.
In Commissione, il presidente dell’Authority per le comunicazioni ha tuttavia sottolineato la disponibilità di Telecom Italia sul tema della separazione della rete. Il confronto in atto con l’incumbent riguarda la separazione funzionale, con al costituzione da parte dell’ex monopolista di un’apposita unità funzionale, sul modello di quanto realizzato in Gran Bretagna.
Calabrò è arrivato anche a ipotizzare la costituzione di una società, in parte privata e in parte statale, dedicata alla realizzazione e alla posa della rete in fibra ottica.
Autore: Pierluigi Emmulo
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