Fallito l'acquisto di un isola per liberalizzare il P2P nel mondo: il proprietario ha rifiutato
Niente isola dei pirati: Il padrone di Sealand rifiuta di cedere la sua isola a chi non rispetta i trattati internazionali
Qualche giorno fa è girata sul web una notizia curiosa, i gestori del sito Piratebay.org avevano lanciato una raccolta fondi tra gli utenti per poter acquistare la micronazione di Sealand, l’intenzione era creare la Tortuga del nuovo millennio, una zona franca in cui spostare i server di p2p, rendendoli inattaccabili dalle sempre più severe leggi sul copyright.
Ebbene, se qualcuno di voi stava già cullando il sogno di indossare la bandana, issare la bandiera con il teschio sul suo monitor e lanciarsi verso lidi P2P più sicuri, è meglio che ritorni con i piedi per terra.
A quanto pare il principe della piccola piattaforma, sita vicino alle coste inglesi, ha espresso il suo totale rifiuto a vendere la piattaforma a chiunque intenda violare i trattati internazionali, nominando in tal senso ed in modo specifico proprio PirateBay.
Il “principe” ha rilasciato un’intervista alla CBC, dichiarando di essere un fervente sostenitore delle aziende e di ritenere che il file-sharing sia una violazione della proprietà intellettuale e quindi dovrebbe essere severamente proibito.
Divertente, considerando che Sealand è nata con una specie di appropriazione indebita, ha proseguito la sua storia come punto di trasmissione di radio pirata, e che nella sua storia il “principe” ha compiuto anche alcuni “sequestri di persona”.
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