Facebook Italia e censura: cancellati messaggi su AIDS e preservativi e su Emilio Fede. Che succede?

Facebook ha cancellato un editoriale e i post associati relativi a un articolo dell'Avvenire in sostegno delle parole del papa concernenti il rapporto tra AIDS e preservativi. Contemporaneamente Ŕ stato eliminato un video su Emilio Fede.

 

Dove non può (ancora) arrivare D’Alia, ci pensa il team di Facebook. Mentre sul più popolare sito di social networking continuano a imperversare gruppi inneggianti alla violenza sessuale, alla mafia e al terrorismo, che D’Alia, giustamente, ma con una misura inefficace e pericolosa, vorrebbe estromettere dalla Rete, a censurare quanto appare sulle pagine del social network è Facebook stesso.

In questi giorni, hanno avuto grande risalto mediatico le parole pronunciate da Benedetto XVI in occasione della sua visita in Africa, soprattutto quelle relative all’utilizzo del preservativo nella lotta contro l’AIDS. Su Facebook, un gruppo che si chiama «Rassegna Stanca» e che si occupa di ripubblicare le notizie apparse sui media per stimolare la discussione sui temi di attualità, è finito sotto i colpi della censura degli amministratori del sito. Colpa di un editoriale ispirato al fondo pubblicato dal quotidiano Avvenire per spiegare e giustificare le parole del Papa.

Il pezzo incriminato, intitolato «Un editoriale ultrasottile», riprendeva parola per parola lo scritto del giornale dei vescovi italiani, cambiando solo il titolo. Numerosi utenti di Facebook avevano iniziato a commentare il pezzo di «Rassegna Stanca», che, secondo la miniredazione giornalistica responsabile del gruppo, aveva generato una discussione appassionata, ma pacata e non offensiva. Non era di questa opinione, evidentemente, Facebook, che ha cancellato l’editoriale e i post di commento, avvisando che «questo comportamento può infastidire altri utenti». Il gruppo ha provato più volte a ripubblicare il pezzo, ma la reazione di Facebook è stata ancora più dura, con la cancellazione dell’account e di tutte le news e i commenti inseriti. La redazione è ora di nuovo in piedi e ha organizzato una tre giorni di sciopero virtuale per protestare contro la censura, raccogliendo l’adesione di numerosi utenti.

Quasi in contemporanea, Facebook cancellava ripetutamente anche un video, condiviso dagli utenti del sito, in cui Emilio Fede rispondeva ad alcuni ragazzi che chiedevano al direttore del TG4, in maniera provocatoria, cosa pensasse della libertà di informazione. Intanto chi inneggia alla mafia e agli stupri è ancora ospite del social network più noto al mondo.

Le domande che si possono porre legittimamente a questo punto sono svariate. Che politiche di controllo dei contenuti stanno attuando i gestori di Facebook? Esiste un "Grande Fratello" occulto del portale che spia i movimenti di chi pubblica i propri post? C’è da credere che Facebook non sia solo una piattaforma neutrale, ma eserciti una subdola selezione dei messaggi in base a una precisa logica? Non dimentichiamo che se Facebook Italia finisse nelle mani di chi volesse farne un uso politico, costui avrebbe la possibilità di conoscere una quantità enorme di dati sensibili di una fetta consistente di cittadini italiani, con la libertà di usarli anche in modo illecito. Da strumento di libertà, Facebook potrebbe diventare facilmente uno strumento di controllo e persecuzione.

È vero, forse presagiamo uno scenario decisamente fosco e fantascientifico. Ma se il problema della privacy e della protezione dei dati personali è sempre più sentito nel nostro paese, forse si dovrebbe iniziare a pensare un po’ di più ai rischi di divulgazione e di uso deviato dei dati che quotidianamente vengono inseriti nel social network più diffuso del mondo.

Autore: Pierluigi Emmulo

Ultimi articoli correlati:

Commenta La Notizia!