Facebook e Berlusconi ferito: gruppi in favore con migliaia di iscritti. Maroni minaccia.

Su Facebook si moltiplicano le esternazioni pro o contro l'attentatore di Berlusconi. Polemiche e considerazioni.

Redazione 

I fatti. Al termine del comizio che Silvio Berlusconi ha tenuto in piazza Duomo a Milano per la festa del tesseramento del PDL, Massimo Tartaglia, 42 anni, un uomo in cura da anni per problemi psichiatrici, ha aggredito il presidente del Consiglio, che si era fermato a salutare i suoi sostenitori. Tartaglia ha colpito il premier con un souvenir che rappresentava il Duomo.

Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro inoltrerà oggi al GIP la richiesta di convalida dell’arresto di Tartaglia, a cui viene contestata l’accusa di lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. L’aggressore, in carcere, non ha dato una motivazione del gesto, ma ha reso una piena confessione. Oggi il Corriere della Sera riferisce che l’uomo ha spiegato il gesto contro Berlusconi con motivazioni politiche.

Le reazioni. La notizia ha fatto il giro del mondo, le acque in cui naviga la politica italiana sono più agitate che mai, il web, come sempre, diventa uno specchio degli umori del paese. Su Facebook sono nati diversi gruppi, sia a sostegno del premier che inneggianti alle gesta dell’aggressore: “Chi ha aggredito Berlusconi, santo subito”, “Massimo Tartaglia personaggio dell’anno”, “Massimo Tartaglia vergogna”, “Io sto dalla parte di Tartaglia”.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, da circa un’ora in Prefettura a Milano per un vertice straordinario per la sicurezza deciso in seguito all’aggressione al premier, ha chiesto un rapporto alla Polizia Postale per fare chiarezza sul clima d’odio alimentato dai siti. Diversi esponenti del PDL hanno sollecitato le autorità competenti a chiudere i gruppi nati su Facebook a sostegno di Tartaglia e che ispirano l’odio politico.

La sensazione è che ancora una volta si tenti di risolvere il malessere generale di una parte del paese, che corre il rischio di sfociare in azioni violente ed esecrabili, attraverso l'azzeramento dei suoi canali di espressione. Eliminare il sintomo per risolvere la causa. In realtà i gruppi di Facebook altro non sono che una cartina al tornasole che mette in chiara luce gli umori diversi della popolazione. Umori che non verrebbero modificati mediante un'azione di censura, anzi tutt'altro: la soppressione dei mezzi di espressione legittimi potrebbe infatti accentuare l'astio verso un governo che da alcuni segmenti della popolazione viene percepito come incline all'instaurazione di una nuova forma di regime.

Autore: Pierluigi Emmulo

Ultimi articoli correlati:

Commenta La Notizia!