Riforma pensioni, no al ricalcolo assegni da parte del Comitato Ristretto

No al ricalcolo contributivo delle pensioni d’oro ma ancora aperture e novità pensioni per una maggiore flessibilità in uscita: come cambieranno davvero le pensioni attuali

No dalla Comitato ristretto per le pensioni a ricalcolo assegni più alti e novità
 

Non è possibile procedere con il ricalcolo contributivo degli assegni più elevati per problemi tecnici di procedura di ricalcolo: così il Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio ha detto no alla proposta di ricalcolo contributivo delle pensioni d'oro. Secondo il presidente Cesare Damiano, infatti, ricalcolare le pensioni con sistema contributivi per tutti i lavoratori non è fattibile, sia per motivi economici che normativi.

Damiano stessa ha infatti spiegato che sono cambiate le leggi previdenziali che hanno, conseguentemente, cambiato anche il modo di calcolare le pensioni finali e questo non permette di concretizzare la proposta di legge di Fratelli d’Italia, perché non sarebbe sostenibile e creerebbe non poco caos. Insieme al no, netto ormai, del ricalcolo contributivo per gli assegni più elevati, il presidente del Comitato è tornato a parlare della necessità di introdurre nuova flessibilità per le pensioni, spiegando e ribadendo che si tratta di un tema su cui il Comitato così come parte dell’esecutivo spinge da tempo per necessità non solo pensionistiche ma anche lavorative.

Permettere, infatti, ai lavoratori di decidere di andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia fissata dei 66 anni, sarebbe un sistema perfetto per la creazione di nuovi posti di lavoro in cui impiegare i più giovani, contribuendo, dunque, a rilanciare occupazione giovanile e, allo stesso, produttività, che rimetterebbe in modo l’economia in generale.

A tal proposito è stato sottolineato che le diverse proposte avanzate finora, da quota 100 a mini pensione, quota 41, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% per ogni anno in cui si va in pensione prima fino ad un massimo dell’8%, sono ancora sul tavolo del governo. Per approvarle, o meno, serve una chiarezza sulle disponibilità economiche necessarie per metterle in atto ed eventuali coperture da recuperare. Senza dimenticare poi la questione delle ricongiunzioni, da rendere gratuite, e della semplificazione del cumulo. Anche le ricongiunzioni, infatti, rientrerebbero tra i sistemi di uscita prima, permettendo il raggiungimento anticipato dei requisiti necessari per la pensione. Ma anche in questo caso le discussioni sono ancora perte.