Riforma pensioni Letta: il punto su novità e tempi per flessibilità, contributi, penalizzazioni

Sono tante le condizioni che frenano la riforma delle pensioni in tempi brevi. A partire dalle difficili condizioni economiche dello Stato e dell’INPS.

Riforma pensioni Letta: il punto su novità e tempi per flessibilità, contributi, penalizzazioni
 

C’è la volontà di riformare le pensioni. La chiave per sbloccare la rigidità del sistema costruito dalla riforma Fornero è stata individuata nella flessibilità ovvero nel dare ai lavoratori la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro in cambio di penalizzazione progressive sulla base dell’anno in cui si decide di andare in pensione. Tuttavia le buone intenzioni, seppur condivise, come emerso nel corso del primo vertice ufficiale con le parti sociali e le associazioni di categoria, sono destinate a scontrarsi con la dura realtà economica.

Nonostante l’uscita dall’Italia dalla procedura di deficit eccessivo, l’Unione Europea frena sulla possibilità di riformare in tempi brevi le pensioni. Ci sono alcune condizioni preliminari da rispettare ovvero il rispetto degli obiettivi sulla finanza pubblica, l’ammodernamento della pubblica amministrazione, l’efficienza della gestione bancaria, la revisione del mercato del lavoro, la lotta all’evasione fiscale e un nuovo piano di infrastrutture. Ecco perché l’appuntamento con i cambiamenti potrebbe slittare al prossimo anno tranne che le questioni degli esodati e dei cosiddetti quota 96 cioè quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d’età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non possono andare in pensione.

E poi, in questo contesto, occorre tenere in considerazione anche l’allarme lanciato dagli economisti intorno alla difficile condizione finanziaria dell’INPS, soprattutto dopo l’inglobamento con l’INPDAP, l’ente di previdenza dei lavoratori pubblici

C’è stato anche qualcuno, come la CGIL, ha provato a tradurre in numeri le ipotesi di penalizzazione immaginate dal governo Letta. Ebbene, in media si verificherebbe un calo fino a 209 euro al mese. Nel dettaglio, chi dovesse decidere di anticipare il pensionamento a 63 anni perderebbe 167 euro al mese, chi a 64 anni 115,32 euro al mese, chi a 65 anni 59,54 euro al mese. Spiega l’organizzazione sindacale: "Non siamo contrari alla flessibilità purché non si parli di penalizzazioni ma di incentivi per favorire l’entrata in pensione, perché se si punta esclusivamente su un modello penalizzante ancora una volta si finisce per scaricare tutto sui pensionati".