Pensioni riforma novità dai dicasteri, tribunali, enti locali e solo per ultimo parlamento

Le novità pensioni passano anche dalle decisioni prese nei tribunali e dalle leggi approvate a livello locale.

Riforma pensioni, le novità dai tribunali, enti local
 

Si lavora su più fronti per approvare novità sulle pensioni. Il percorso è evidentemente lungo e articolato perché l'assenza di coperture economiche rappresenta un limite ai margini di manovra. Succede però che i cambiamenti passano anche da strade diverse da quelle da quelle canoniche del parlamento. Negli ultimi anni sono stati i tribunali tra i protagonisti delle pensioni. Due casi su tutti valgano come esempio. Il primo è quello della sentenza dell'incostituzionalità della mancata rivalutazione degli assegni che ha costretto l'esecutivo ad aprire le casse dello Stato e procedere con i rimborsi.

Qualche anno prima una sentenza della Consulta aveva dichiara illegittimo il contributo di solidarietà chiesto alle pensioni che superavano i 90.000 euro lordi all'anno, stabilendo che i soldi trattenuti andavano restituiti ai diretti interessati. La Corte costituzionale aveva bocciato la prima manovra estiva che cominciò a stralciare il 5% della quota superiore a 90.000 euro, il 10% di quella oltre 150.000 e il 15% della parte sopra quota 200.000 euro alle poche migliaia di pensioni che superavano quei livelli annui.

Un altro fronte che sta dimostrando maggiore vivacità rispetto a dicasteri e parlamento è quello degli enti locali. Basti vedere che in Piemonte è stato introdotto il prestito previdenziale per i dipendenti over 50 a cui mancano pochi anni per il raggiungimento dei requisiti per il ritiro. In Lombardia spazio all'assegno universale di circa 700 euro al mese per un anno ai residenti da 5 anni che vivono sotto la soglia di indigenza, così come in Friuli Venezia Giulia sono erogati 550 euro al mese per un massimo di due anni a chi è residente da almeno due anni e ha un Isee inferiore ai 6.000 euro annui. In Calabria è in vigore uno scivolo per i dipendenti regionali mentre la Regione Siciliana ha approvato l'uscita con quota 100 per i dipendenti in esubero.

Fino a questo momento l'esecutivo ha preferito privilegiare l'altro lato del welfare, quello del lavoro, a scapito delle pensioni. E sotto questo versante è arrivato il consuntivo Istat sull'andamento del mercato del lavoro italiano dell'anno appena passato e le notizie positive sono due: nel 2015 l'occupazione è cresciuta in media annua di 186.000 unità portando il tasso di occupazione al 56,3%. Una crescita, sottolinea l'Istituto di statistica, trainata dall'occupazione alle dipendenze. Di contro, sempre nella media del 2015, il tasso di disoccupazione è sceso all'11,9% dal 12,7% della media del 2014: il tasso dei senza lavoro è diminuito per la prima volta dopo sette anni. In questo caso, spiegano gli statistici, la stima dei disoccupati diminuisce "in maniera significativa", soprattutto nella seconda metà dell'anno.