Pensioni costi:novità di Giuliano e INPS passando da Damiano e Nannicini

Quanto costerebbe anticipare l’età pensionabile per tutti e le diverse posizioni sulla questione: nuove dichiarazioni da Cazzola e Damiano

Nuove posizioni Cazzola e Damiano su novità pensioni
 

Sono sempre più confuse le ultime notizie sulle novità per le pensioni: mentre continuano a susseguirsi proposte per modificare l’attuale riforma pensionistica, sono stati resi noti negli ultimi giorni i costi che eventuali cambiamenti, orientati verso la garanzia di una maggiore flessibilità in uscita per tutti, avrebbero e sembra siano proprio le esorbitanti cifre a bloccare l’approvazione di ogni novità. Le proposte in ballo ormai da mesi, si sa, riguardano sistemi come quota 100, quota 41, mini pensione (che però secondo il ministro del Lavoro non dovrebbe avere alcun impatto sui conti pubblici), ma anche uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi.

Proprio in riferimento a quest’ultimo sistema, proposto dal presidente dell’Istituto di Previdenza Boeri, per chi percepisce un assegno pari o superiore a 1.500 euro mensili, il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nanninici, ha stimato una spesa di circa 10 miliardi di euro, che potrebbe arrivare anche a 13 miliardi. E questa cifra è il motivo per cui a fronte dell’uscita pria a 63 anni sarebbero imposte al lavoratore penalizzazioni fino al 10%, elevate, dunque, ma necessarie per sostenere una spesa iniziale altrettanto elevata.

Anche il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, sostiene la necessità di rivedere le attuali norme pensionistiche, prevedendo sistemi che possano permettere a tutti di andare in pensione prima rispetto ai requisiti oggi stabiliti, e sempre a fronte di penalità per bilanciare l'iniziale spesa che le novità prevederebbero. Solo attraverso le penalità, l’impatto dei cambiamenti pensionistici sarebbe a costo zero sui conti pubblici perché, pur impiegando all’inizio nuovi fondi, verrebbero comunque recuperati nel lungo periodo. Secondo Damiano, per esempio, anticipare l’uscita con la quota 41, cioè permettendo a tutti di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi senza alcun limite anagrafico, avrebbe un “Costo iniziale sarà compensato dal risparmio nei successivi 20 anni”.

Ma di tutt'altro avviso sembra Giuliano Cazzola, secondo cui sarebbe uno spreco al momento impiegare risorse economiche per anticipare l'età pensionabile. E spiega: “Non vale al pena ridurre l'età pensionabile, in primis perché tutti raccomandano che l'età pensionistica aumenti, dice, il secondo luogo perché è una scelta troppo onerosa per il sistema pensionistico italiano, solo la Fornero continua a garantire la sostenibilità del sistema”.