Emule colpito dopo Megavideo chiuso ma stavolta è un ottimo sequestro
Emule (giustamente) censurato per aver permesso la condivisione di materiale proibito. Un carro armato davanti alla residenza di Auckland del creatore di Megaupload?
Utilizzavano il network edonkey e il programma emule per diffondere e scaricare materiale pedopornografico. Sono 31 le persone coinvolte nell’operazione Fabulinus condotta dalla Procura di Caltanissetta ed eseguita dalla Polizia Postale di Palermo. Attraverso attenti monitoraggi del web e una serie di perquisizioni locali, personali e informatiche, è stato scoperto lo stretto intreccio fra 13 regione italiane: Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana, Veneto e Puglia. Gli investigatori, attraverso false identità, sono riusciti a intrufolarsi nei meandri dei siti contestati e ad avere le chiavi di accesso delle connessioni sospette.
L’indagine è nata in seguito alla segnalazione di un agente di polizia di Caltanisetta che nel tentativo di scaricare un video sulla pesca alla trote si è trovato nell’hard disk del computer un file pedopornografico. Oltre all’arresto di sei persone - un impiegato di una impresa di pulizia e un militare entrambi di Roma, un programmatore informatico e un pensionato di Bari, un elettricista di Agrigento, un assicuratore di Reggio Calabria - sono stati sequestrati computer, cellulari, videocamere, macchine fotografiche e migliaia di supporti informatici fra CD, DVD e pen drive. Nei prossimi giorni saranno passati al setaccio. Nel commentare il blitz, il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, si è detto “molto orgoglioso” poiché “la pedopornografia è una vera piaga che affligge la società moderna” e “dimostra” come il suo ufficio “non si occupi solo di stragi e di mafia, ma svolge indagini in tutte le direzioni”.
Se in questa occasione non ci sono voci discordanti sulla censura operata nei confronti della condivisione di file sul web, il caso Megaupload, oscurato dal dipartimento della Giustizia statunitense fa ancora discutere. Gli utenti che utilizzavano la piattaforma di file hosting in modo legale si dicono pronti a dare battaglia nelle aule giudiziarie. Accanto a loro c'è il Partito Pirata catalano. E a proposito di Kim “Dotcom” Schmitz, creatore del sito, c’è chi riferisce di un carroarmato parcheggiato sul prato davanti alla sua casa di Auckland. Infine, proseguono le censure e le autocensure di portali simili. Nel mirino dell’FBI sarebbero finiti i cliccatissimi Taringa e Cuevana.
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