Egitto: sciolto il Parlamento. Rivoluzione di primavera online su Internet azzerata
La Corte costituzionale egiziana ha dichiarato incostituzionale il principio di isolamento politico degli esponenti dell’ex regime di Hosni Mubarak. Sciolta l’Assemblea del popolo.
C’era una volta Hosni Mubarak. Poi i venti della rivoluzione partiti dalla Tunisia hanno iniziato a soffiare sempre più forte, fino a raggiungere il territorio egiziano. Una rivoluzione portata avanti a forza di manifestazioni di piazza e di scontri, ma anche di click su mouse e tastiere. Anche in Egitto, infatti, Internet ha assunto un ruolo di primo piano in seno ai movimenti che hanno prodotto un terremoto politico e sociale nel Paese. È anche grazie al Web che la rivolta si è propagata nella terra dei faraoni, costringendo Mubarak alle dimissioni. L’11 febbraio 2011, Mubarak lasciava il potere, dopo averlo detenuto per 30 anni. E alle dimissioni seguivano le prime elezioni politiche democratiche degli ultimi 50 anni di storia egiziana. Ora, però, una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che un terzo dei deputati eletti al Parlamento egiziano è stato scelto su basi incostituzionali. E l’Assemblea del popolo è stata sciolta.
«Eravamo certi che la Corte avrebbe respinto la richiesta di impugnare la legge sull’esclusione dalla politica dei vecchi gerarchi», ha commentato Mahmoud Afifi, militante del gruppo “6 Aprile”, tra i primi movimenti che si sono organizzati in Egitto attraverso Facebook. La Corte costituzionale egiziana ha infatti dichiarato incostituzionali alcuni articoli della legge elettorale che escludevano dalle prossime elezioni presidenziali l’ultimo premier dell’era Mubarak, Ahmed Shafiq. In seguito alle dimissioni di Mubarak, in Egitto era stata creata una legge per isolare politicamente gli esponenti dell’ex regime.
Il Parlamento a maggioranza islamica è ora sciolto. I poteri saranno trasferiti al Consiglio supremo delle Forze Armate. L’ex candidato islamico moderato indipendente Abdel Moneim Aboul Fotouh non ha esitato a usare la parola golpe. E sul proprio profilo Twitter ha scritto: «Mantenere il candidato dei militari, rovesciare il parlamento eletto e consentire alle polizia militare di arrestare i civili è un assoluto golpe».
Mahmoud Afifi ha dichiarato che il gruppo “6 Aprile” continuerà a sostenere il candidato dei Fratelli Musulmani, Mohamed Mursi, alle prossime elezioni presidenziali, attuando nel ballottaggio il principio di isolamento dei vecchi politici come Shafiq, respinto dalla Corte.
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Per fortuna votano le donne: molte di loro hanno dismesso il burqa e non hanno alcuna intenzione di tornare schiave. Per questo è stato giusto riammettere Ahmed Shafiq. Lo voteranno in moltissimi.