Informatica in Cina, India, Messico traina economia del sud del mondo e riduce il divario ICT

Pubblicato l’Information Economy Report 2008 dall’UNCTAD, un’analisi su come l’ICT sta producendo effetti nella crescita e nello sviluppo dell’economia del pianeta.

Redazione 

Il 6 febbraio è stato pubblicato l’Information Economy Report 2008 dall’UNCTAD (United Nations Conference on Trade And Development). Si tratta di un’analisi su come l’ICT sta producendo effetti nella crescita e nello sviluppo dell’economia del pianeta, fornendo indicazioni sulle minacce e le opportunità che si stanno profilando.

L’elemento che maggiormente emerge è la crescita nell’ambito dell’Information Communication Technology che interessa una quantità di paesi in via di sviluppo.

«L’incredibile crescita economica di alcune importanti nazioni in via di sviluppo tra cui la Cina, l’India e il Messico sta imprimendo un effetto significativo sulla performance del settore ICT in altri paesi del sud del mondo». Sono queste le parole con cui viene presentato lo scenario che si va profilando in questi ultimi anni.

Lo scambio commerciale in ambito ICT che interessa i paesi meno sviluppati è di 410 miliardi di dollari, solo di 40 miliardi di dollari più basso rispetto al mercato dei paesi sviluppati. Il baricentro è nei servizi dell’informazione e nel settore dei computer.

Già nel 2004 la Cina ha superato gli USA quale maggior esportatore di beni tecnologici, mentre nel 2006 le esportazioni di software dell’India hanno superato il valore complessivo degli investimenti stranieri e hanno portato la quota dei servizi relativi all’export a crescere del 37 per cento.

Malgrado questi dati incoraggianti e tali da disegnare nuovi orizzonti per il prossimo futuro, il digital divide del pianeta è ben lungi dal ridursi. Se da una parte c’è una crescita in quello che riguarda la telefonia mobile, l’accesso a Internet mantiene i paesi del sud del mondo in uno stato di forte distanza rispetto a quelli più evoluti: la disponibilità di accessi ad Internet del mondo occidentale è di sei volte superiore rispetto a quello delle aree in via di sviluppo.

Autore: Pierluigi Emmulo

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