E-commerce online in Italia non si afferma ancora: quali settori, siti e aziende vanno bene?

In base alle stime di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano e della School of management del Politecnico di Milano, l'e-commerce in Italia stenta a decollare. Quali i settori pił forti?

Redazione 

Al primo posto in Europa come volumi di mercato on line c’è il Regno Unito: nel 2007 i britannici hanno acquistato via Internet spendendo 53,3 miliardi di sterline, corrispondenti a circa 72 miliardi di euro. La crescita rispetto al 2006 è stata del 76%, portando il valore delle vendite al dettaglio a mezzo e-commerce al 17,7% del volume del mercato complessivo.

Invece in Italia l’e-commerce stenta ancora a decollare. In base alle stime di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano e della School of management del Politecnico di Milano, il fatturato dell’online consiste in 5,3 miliardi di euro, che comprende però anche le vendite oltreconfine. Si tratta di una cifra che riguarda circa l’1% del totale retail, definendo una crescita rispetto al 2006 del 30%.

Cifre ben più modeste comparate a quelle ostentate in Gran Bretagna.

Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano osserva che «la crescita significativa che abbiamo riscontrato anche quest’anno non ci avvicina ancora agli altri paesi europei per diversi motivi, innanzitutto sul lato dell’offerta le aziende italiane investono ancora poco in questo canale. Il 50% del fatturato del settore è sviluppato dalle “Dot.com” iniziative imprenditoriali che sono nate solo online. Ancora poche sono le imprese italiane che investono nella multicanalità sfruttando la potenza del canale online. Spesso la reticenza è legata alla paura di cannibalizzare le reti tradizionali. Oggi la rete è sicuramente il primo media per informarsi prima di un acquisto. L’Infocommerce è diventato una abitudine per gran parte degli internauti, ma le reticenze e le paure legate alla sicurezza in rete ed alla qualità della logistica fanno sì che vi sia un significativo ritardo degli italiani nel fare acquisti online».

Un altro problema tutto italiano è la diffidenza nei confronti delle transazioni online. Liscia mette in evidenza come gli italiani paiono disponibili a rilasciare al telefono i dati personali, «a darli nei negozi, al ristorante, persino a spedirli in cartolina, ma ancora non sono disposti a inserire il codice nell’unico luogo dove non può essere visto e copiato, cioè online».

Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio B2c - School of Management del Politecnico di Milano, offre una proiezione dei settori di mercato in cui il commercio elettronico è più vivo: « A trainare il mercato nel 2007 è ancora il turismo che cresce con un tasso ben superiore alla media. Bene anche il comparto dell’abbigliamento dove vi sono alcune interessanti novità: iniziative nuove con modelli di business innovativi e l’ingresso ormai imminente di alcune grandi “griffe”».

Perego prosegue osservando: «Un confronto con l’estero evidenzia chiaramente che in tutti gli altri paesi nel “paniere” dell’e-Commerce i prodotti fisici pesano per oltre il 50% - con l’abbigliamento, i prodotti per la casa e i grocery ciascuno nell’intorno del 10%. In Italia queste categorie merceologiche pesano in tutto meno del 5%».

In sostanza gli Italiani tendono a comprare sul Web solo quello che non possono trovare altrove. Le aziende presenti solo sul Web, in questo senso, sono privilegiate.

Autore: Pierluigi Emmulo

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