DRM e protezione contro le copie: il crack è legale come sbloccare cellulari e dispositivi

Il mero aggirare una tecnologia di protezione che impedisce la visione o l’impiego di un prodotto non è sufficiente per innescare il dettato anti-circonvenzione del DMCA.

Redazione 

Il mero aggirare una tecnologia di protezione che impedisce a un utente la visione o l’impiego di un determinato prodotto non è sufficiente a innescare il dettato anti-circonvenzione previsto dal DMCA (Digital Millenium Copyright Act). Lo ha stabilito il giudice Emilio Garza della Corte di Appello di New Orleans, chiamata a pronunciarsi su una vicenda giudiziaria che vedeva contrapposte la General Electric e la MGE USP.

Come riferisce Punto Informatico, l’azienda produttrice di sistemi UPS e software protetti con l’autenticazione a mezzo chiavetta USB aveva denunciato General Electric per l’utilizzo continuato del software nonostante i token fossero oramai scaduti. Seconda la sentenza pronunciata da Garza, però, senza evidenziare una connessione tra accesso e protezione del prodotto protetto, il relativo dettato del DMCA non può essere applicato. In pratica, la Corte ha stabilito che GE ha aggirato la protezione solo allo scopo di poter procedere a una riparazione, una condotta che rientra nel cosiddetto fair use.

Nel frattempo, si compone il quadro delle misure adottate dallo United States Copyright Office, che ha aggiunto alcuni emendamenti proprio al DMCA. Si è già scritto della legittimità del jailbreaking – e della risposta di Apple – ma è opportuno aggiungere che lo sblocco di iPhone e compagnia è legale se effettuato per garantire un’interoperabilità altrimenti negata del dispositivo, se l’utente non infrange il copyright e se la pratica rientra nel fair use. Di fatto, però, le nuove eccezioni al DMCA consentiranno di bypassare i sistemi di protezione DRM.

Insieme al jailbreaking, diventa legale anche sbloccare un telefonino per utilizzare lo stesso con un operatore telefonico diverso.

Autore: Andrea Galassi

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