Copyright e diritto d'autore su Internet: le grandi aziende firmano un documento comune. Google no
Disney, Cbs, Fox, Microsoft, MySpace e altri colossi media firmano una lista di principi a tutela del copyright su internet. Tra tanti bei nomi spicca l'assenza di Google
Gli obiettivi generali - sottoscritti da giganti dell'intrattenimento e della rete come Disney, Cbs, Fox, Microsoft, MySpace, Viacom, VeohTv – riguardano infatti l'eliminazione di contenuti che violino il copyright, lo stimolo alla pubblicazione di video originali, il rispetto del diritto di citazione (il cosiddetto fair use), la protezione della privacy degli utenti. Il tutto nella speranza di mettere a punto un contesto all'interno del quale i signori dell'intrattenimento siano invogliati a partecipare e gli inserzionisti ad investire.
Allo scopo gli aderenti alle linee guida hanno concordato su 15 principi, 15 regole tra le quali spicca, al punto 3, l'obbligo della messa a punto di un sistema di identificazione dei video che consenta di bloccare la pubblicazione di contenuti protetti da copyright o di gestirli conformemente a quanto desiderato dal titolare dei diritti.
Proprio un meccanismo simile è stato presentato all'inizio della settimana da YouTube, il popolare sito di video che, come è noto, appartiene a Google. E, dal momento che, come spiegava Nanni Moretti nel film Ecce Bombo, a volte gli assenti si notano tanto quanto i presenti, il fatto che in calce ai principi manchi proprio la firma del motore di ricerca di Mountain View. Quale la ragione di questa ingombrante assenza?
A quanto pare il motore di ricerca, di Mountain View avrebbe partecipato alle discussioni per sfilarsi poco prima dell'annuncio, all'inizio della settimana, di YouTube Video Identification, il suo nuovo sistema di identificazione dei video. Tra le ipotesi che spiegano il passo indietro, la presenza, tra i firmatari degli Ugc Principles di Viacom che è che ha intentato contro Google/YouTube una causa legale.
Nell'azienda di Larry Page e Sergey Brin potrebbe essere sorto il timore che l'adesione al decalogo avrebbe potuto influire negativamente sull'esito della vertenza. C'è chi ipotizza invece, da un punto di vista più tecnico, che il problema sia nel fatto che i principi parlino dell'obbligo da parte del gestore del sito di bloccare i video incriminati prima della pubblicazione. Mentre il sistema di YouTube parla di rimozione entro alcuni minuti.
Anche se, come ripetono le aziende coinvolte, l'adesione agli User generated content principles non è chiusa. Insomma, in futuro, forse, potrebbe esserci posto anche per la Grande G.
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