Computer con memorie flash SSD al posto degli hard disk? Si rompono e sono più lenti per il momento.

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Un report rivela che il 20 per cento delle memorie di massa SSD installate nei dispositivi portatili sono tornate indietro perché difettose.

Redazione 
In un computer portatile dalle dimensioni minime il disco rigido rappresenta un tallone d’Achille: è ingombrante, pesante, fragile. In sostanza un freno allo sviluppo di soluzioni miniaturizzate. Negli UMPC l’idea di inserire un hard disk significa impedire la riduzione estrema delle dimensioni. Inoltre gli hard disk hanno assorbono molta energia per il loro funzionamento.

Una soluzione additata come la più conveniente sostituzione dei dischi rigidi nei dispositivi ad elevato livello di portabilità è la tecnologia SSD (Solid State Disk), che si basa su una memoria di massa di tipo flash.

Il problema è che circa il 20 per cento delle memorie di massa SSD installate sono tornate indietro perché difettose. Una ricerca condotta da Avian Securities evidenzia proprio l’elevato rischio di rottura di questo tipo di dischi: se un hard disk presenta un malfunzionamento al massimo al 2 per cento dei casi, gli SSD si rompono in una percentuale di casi compresa tra il 10 e il 20 per cento del totale di dischi installati nei dispositivi. In più, gli SSD sono apprezzabilmente più lenti degli hard disk tradizionali e molto più costosi.

Il migliore impegno nella realizzazione di SSD più performanti e affidabili è profuso da Samsung, che peraltro è il principale fornitore di questa tecnologia ad aziende del calibro di Dell e Apple. Sono già pronte all’immissione sul mercato delle unità di nuova concezione con capienza da 128 e 256 gigabyte, che integrano l’innovativa tecnologia multi-level cell (MLC) che permette di accrescere in modo considerevole la velocità dell’accesso ai dati sia in lettura che in scrittura.

Autore: Pierluigi Emmulo

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