Migliaia di utenti USA controllati in ogni movimento online dai provider. Arriverà in Italia?

Il Deep Packet Inspection (DPI) è un sistema attuato dai provider per controllare ogni attività degli utenti. Quanto è lesivo della privacy?

Redazione 
Il Deep Packet Inspection (DPI) è un sistema attuato dai provider per controllare ogni attività degli utenti, a partire dalle email inviate e ricevute, fino alla cronologia integrale delle pagine Web visitate.

Negli Stati Uniti un gruppo di ISP sta effettuando, su un campione costituito dal 10% degli utenti abbonati ai servizi, un’analisi dettagliata di tutto quello che questi fanno on line. Ovviamente in gran segreto, per non suscitare le ire delle associazioni di consumatori o dei sostenitori della privacy.

A detta di Anthony Palermo, uno dei dirigenti del provider americano Knology, questo tipo di controllo non costituisce un vero rischio per gli utenti e le parole riferite da Punto Informatico chiariscono bene la sua posizione: «Non la vedo come una violazione di alcuna privacy di sorta. Da quello che riesco a capire, tutte queste società non stanno nei fatti estrapolando informazioni specifiche per ogni consumatore».

A sostenere questa tesi è anche NebuAd, un’azienda che si occupa di sviluppare soluzioni DPI: le raccolte dei dati effettuate non associano le informazioni rilevate a un indirizzo IP, a partire dal quale si può risalire all’utente, ma semplicemente a un numero, il che rende impossibile l’identificazione di una persona specifica.

In Italia le associazioni dei consumatori sono molto agguerrite sul fronte della privacy. Attualmente non è chiaro se i provider di servizi Internet attivi nel nostro paese stiano anch’essi effettuando rilevazioni di tipo DPI, certo è però che con ogni probabilità gruppi di pressione come l’ADUC non starebbero a guardare.

Autore: Pierluigi Emmulo

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