Controlli computer da remoto di persone sospettate con virus e trojan. Idea UE. Ma per quali reati?
Il Consiglio dei Ministri europeo ha presentato una piattaforma programmatica per fronteggiare il cyber-crimine. Previsto l'utilizzo di trojan e malware per entrare nei computer dei sospettati e controllarne il traffico e gli hard disk.
Il Consiglio dei Ministri europeo ha presentato una piattaforma programmatica, in fase di valutazione, nella quale si ipotizzano diverse misure di intervento per fronteggiare il cyber-crimine. Tra le opzioni messe sul campo, anche l’utilizzo di trojan e malware per entrare da remoto nei computer dei sospettati e controllarne il traffico e gli hard disk.
Si propone anche l’istituzione di una database comune dove definire e condividere le procedure, le tecniche e le strategie per combattere il crimine informatico e una più stretta collaborazione tra le forze dell’ordine e le aziende private, sia a livello nazionale che a livello europeo. Più nello specifico, il documento contiene la proposta volta a facilitare le perquisizioni da remoto, tramite trojan e virus, in modo che le squadre di investigatori possano accedere rapidamente alle informazioni. Il tutto, si precisa, nel rispetto della privacy.
E qui sorge la prima preoccupazione: chi garantisce che non vi saranno abusi da parte delle forze dell’ordine? E, soprattutto, quando l’attività investigativa si imbatterà in un sospetto che risulterà invece del tutto estraneo a una determinata attività di cyber-crimine, le informazioni ottenute da remoto che fine faranno?
Se, inoltre, l’obiettivo del Consiglio dei Ministri europeo è chiaro e condivisibile - combattere tutte quelle attività criminali che si svolgono tramite Internet e che interessano il phishing, la pedopornografia, le truffe e le frodi on line, il traffico di armi e di droga – si tratta però di capire quali altre specifiche attività possano rientrare nella definizione di cyber-crimine. E si tratta di capirlo in anticipo, non in corso d’opera, mediante il pur utile strumento della piattaforma comune. Per esempio, la condivisione e lo scambio di contenuti digitali, come saranno valutate? E se dovesse passare la cosiddetta Dottrina Sarkozy, anche i netizen che utilizzano programmi di file sharing si ritroveranno i propri PC infetti da trojan di Stato?
Autore: Pierluigi Emmulo
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