Condanna a Google: i PM spiegano le ragioni. E Google Video non è un semplice intermediario.
La Procura di Milano spiega le motivazioni che hanno portato alla condanna di tre manager di Google per il caso ViviDown.
La libertà di iniziativa economica deve trovare un contemperamento nel rispetto dei diritti fondamentali della persona. È il principio, sancito dall’art. 41 della Costituzione Italiana, su cui si regge la tesi accusatoria dei pubblici ministeri che si sono occupati del caso Google-ViviDown.
I PM, in un documento inviato a L’Espresso, spiegano le motivazioni che hanno portato alla condanna di tre manager di Google. Secondo la tesi della Procura, Google non può qualificarsi, in relazione al servizio Google Video, come mero intermediario e non assumersi, quindi, alcuna responsabilità sui contenuti.
Da precisare che è Google Video che non si può considerare un mero intermediario e non Youtube come molti hanno scritto in maniera errata.
Nel caso del video caricato su YouTube, che mostra un ragazzo autistico sbeffeggiato e picchiato dai compagni di classe, i PM hanno precisato che l’applicazione della normativa sul commercio elettronico non rientra nelle questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali.
L’utilizzo dei dati personali, si legge nel documento inviato al magazine, a fini di lucro e trattati presso la sede di Google Italy a Milano, rientra nell’ambito di applicazione della normativa europea e italiana a tutela della persona. I PM parlano di utilizzo a fini di lucro in quanto, nella documentazione ritrovata presso la sede italiana di BigG, “era indicato chiaramente come la missione di Google Video fosse quella di monetizzare ogni video presente nel nostro indice”.
Anche in questo caso, la posizione assunta dai Pm fa discutere: nel 2006, quando risale l'intera vicenda, Google Video non era integrato nelle Serp di Google e non era neanche atttivo un servizio pubblicitario che permettesse di generare introiti o che avesse l'obiettivo di farlo.
Sottolineiamo, infine, la nostra netta posizione in favore di Google in questo processo come abbiamo già scritto nei precedenti articoli anche se come è doveroso e giusto fare abbiamo voluto dare spazio alle opininioni dei Pm di Milano in questa nostra news.
Ci teniamo, comunque, ancora a ribadire che la sentenza di Milano crea un pericoloso precedente per la libertà delle Rete Internet italiana ed è una ulteriore prova che si ha l'urgente necessità di creare delle regole condivise a livello europeo se non mondiale che regolamentino Internet.
Autore: Andrea Galassi
Ultimi articoli correlati:
- Google accusato da PM di Milano di nascondere informazioni. La replica e l'intera vicenda.
- Google Italia accusata di evasione fiscale: immediata e ferma la risposta di Google.
- Video disabile su YouTube: 3 dirigenti Google condannati dal tribunale. Quali conseguenze?
- Video YouTube come Grande Fratello devono essere cancellati. Vince ancora Mediaset. Conseguenze.
- Decreto Romani contro video online e YouTube: l'UE e non solo si mobilitano
- Articolo precedente Nuovi notebook e netbook Asus, monitor, schede grafiche, tablet PC e media center al CeBit 2010
- Articolo successivo P2P sempre meno utilizzato, ma non per paura. Ecco i veri motivi.