Comitato Pirateria per Internet e P2P: sbagliati gli uomini e la filosofia di fondo

Le persone che dovrebbero occuparsi dei problemi della pirateria in Rete e dell'infrangimento dei diritti d'autore sono poco adatte al ruolo occupato. Anche la filosofia di fondo che guida le valutazioni del fenomeno è inadeguata.

Redazione 

Quando era stato chiamato a presiedere il comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale, il professor Mauro Masi, già Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e delegato italiano per la proprietà intellettuale, aveva promesso di trovare una soluzione in soli 2 mesi.

Di mesi ne sono passati 4 e di soluzioni neanche l’ombra. Verrebbe da dire: per fortuna! Perché la questione della proprietà intellettuale e della distribuzione di contenuti digitali è molto complessa, richiede analisi approfondite e un confronto fra tutte le parti interessate.

Dopo essere stato nominato Direttore Generale della RAI, Masi ha abbandonato il ruolo di Segretario Generale della Presidenza del Consiglio. Non quello, però, di coordinatore del Comitato Antipirateria, perché il 10 aprile scorso un decreto del Presidente del Consiglio lo ha riconfermato alla guida del Comitato. Il doppio ruolo di Masi crea evidenti problemi di garanzie. Chi ci assicura, per esempio, che il Comitato individui una soluzione in linea con l’interesse di tutti gli attori e i fruitori del web e che, invece, non sposi le cause di interessi particolari?

Vittorio Zambardino di Repubblica.it sottolinea anche che lo stesso nome dato al Comitato e la sua composizione indichino già come la filosofia di fondo sia legata a una concezione del P2P e del file sharing intesa solo ed esclusivamente come fenomeno da reprimere, senza studiare strade e forme alternative di distribuzione dei contenuti. Non è un mistero, d’altronde, che la Dottrina Sarkozy sia guardata con favore anche in Italia.

Autore: Pierluigi Emmulo

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