Chiavette per collegarsi: le Internet Key soggette a interrogazione parlamentare in Italia.
Vodafone, ma non solo, è al centro di un'interrogazione parlamentare presentata dal PD. Ci si chiede se sia in atto una speculazione di Vodafone e di altri operatori con Internet Key per la navigazione sulla rete mobile.
Vodafone, ma non solo, è al centro di un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore del Partito Democratico Mario Gasbarri, insieme al vicepresidente Luigi Zanda, al capogruppo in commissione Lavori Pubblici Marco Filippi e altri senatori.
L’interrogazione è ora nelle mani di Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che dovrà rispondere alla domanda di Gasbarri: «È in atto in Italia una speculazione di Vodafone e di altri operatori ai danni dei consumatori con Internet Key per la navigazione sulla rete mobile?». Secondo i firmatari dell’interrogazione, che chiedono anche l’intervento di Agcom e Antitrust, la Vodafone Internet Key è un prodotto che avrebbe dovuto abbattere il digital divide sui collegamenti ad alta velocità, ma che in realtà ha provocato soltanto un danno a coloro che lo hanno acquistato.
Vodafone, ricorda Gasbarri, ha avviato una massiccia campagna pubblicitaria per vendere ai consumatori una Internet Key al prezzo di 200 euro, assicurando la possibilità di connettersi alla Rete a una velocità di 7,2 Mbps in down link e di 2 Mbps in uplink. «Ma il servizio» spiega Gasbarri «non corrisponde a quanto proposto. In realtà, infatti, per funzionare al meglio, la Internet Key ha bisogno di ponti radio da 3 Giga, in grado di sostenere alte velocità di connessione e di trasmissione dati. In pratica, la Internet Key funziona quasi esclusivamente nei grandi centri urbani».
Inoltre, sottolinea sempre il senatore, gli acquirenti della Internet Key di Vodafone avrebbero iniziato ad avere problemi di connessione perché, in seguito alla campagna pubblicitaria, la domanda del prodotto si è impennata, determinando la saturazione di banda.
I firmatari dell’interrogazione chiedono di verificare se anche altre società di telefonia mobile abbiano adottato iniziative commerciali che potrebbero configurarsi come pubblicità ingannevole. L’accusa di pubblicità ingannevole è tutta da provare e al momento da Vodafone non giunge alcun comunicato in merito alla vicenda.
Autore: Pierluigi Emmulo
Ultimi articoli correlati:
- Articolo precedente Telelavoro: tutti più produttivi, contenti e senza stress. Ma fa fatica a prendere piede.
- Articolo successivo Offerte WiMax per collegarsi a Internet: arriva Aria dopo Linkem. Si inizia con Umbria e Puglia.