Commenti su blog o forum contro una legge o lo Stato: il sito va chiuso. Nuova norma censura?

La presentazione nel 2008 di un emendamento al decreto Sicurezza scatena il panico sul web. L’articolo prevedeva severità nei confronti dei provider. Ma si tratta di un allarme ingiustificato.

La discussione sulla libertà di espressione sul web è molto accesa
 

Un vero e proprio falso allarme. Per qualche ora ha fatto il giro del web la notizia della presunta proposizione di una nuova norma destinata, secondo i contestatori, a limitare la libertà d’espressione. In realtà, la proposta esiste ma, come confermato dal promotore, il senatore Gianpiero D’Alia, è stata ritirata e non è oggetto di alcuna discussione.

L’articolo 50-bis (risalente al 2008) prevedeva una integrazione al disegno di legge 773 ovvero la repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo Internet. In buona sostanza, al ministro dell’Interno veniva data facoltà di impedire l’accesso al web “ordinando ai fornitori di connettività alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine”.

Ai provider venivano date 24 ore di tempo per eseguire l’eventuale ordine del ministro pena una sanzione pecuniaria da 50.000 a 250.000 euro. Come affermato dal senatore al Corriere della Sera, l’intenzione non era di “mettere un bavaglio”. La norma riguardava la lotta al terrorismo. Nei giorni successivi alla presentazione dell’articolo contestato, D’Alia non aveva risparmiato critiche contro Facebook.

Intervistato dall’Espresso, aveva definito “indegno” il sito di social network perché “consente l’esistenza di gruppi che inneggiano a Raffaele Cutolo, a Salvatore Riina e agli stupratori”. Da qui la presentazione dell’emendamento nel decreto Sicurezza: “Se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che tutto Facebook venga oscurato”. La (finta) polemica, a ogni modo, trova spazio a ridosso della presentazione della cosiddetta legge ammazza-blog e a pochi giorni dalla manifestazione a Roma del popolo del web.