Bomba Brindisi scuola: foto attentatore online mentre Twitter mostra sdegno italiani
L'attentato alla scuola di Brindisi ha messo in luce ancora una volta l'uso distorto dei media, per la ricerca di scoop o per orientare l'opinione pubblica.
In Italia c'è sempre l'ansia di sbattere il mostro in prima pagina, di identificare il capro espiatorio contro cui aizzare l'odio delle masse, distogliendole così da una analisi più approfondita del contesto allargato in cui i fatti si svolgono. Dalla mafia agli anarchici sono stati chiamati in causa tutti (o quasi), salvo poi orientarsi sul caso del pazzo isolato, probabilmente il più tranquillizzante a livello politico e sociale.
Ma bisogna fare attenzione, perché un gesto di questo tipo non è mai un gesto isolato. “Potrebbe anche esistere un killer fai-da-te manovrato a distanza, un killer fai-da-te lasciato agire da qualcuno per poterne strumentalizzare l’atto ex post. Può esserci la 'scheggia impazzita' di apparati dello Stato o del crimine organizzato”, scrive lo scrittore Wu Ming 1 sul sito del collettivo.
Per di più, le immagini che circolano in queste ore non sono chiare, non spiegano nulla e, soprattutto, non escludono che chi ha fatto saltare in aria le tre bombole del gas davanti alla scuola di Brindisi sia un solitario e non abbia complici, non sia stato, in qualche modo, armato.
Con questa vicenda, occorre sottolineare come il giornalismo italiano abbia toccato ancora una volta un livello infimo, andando a saccheggiare il profilo Facebook della vittima (minorenne) per riproporre le sue foto in ogni contesto, tanto da spingere il Garante della privacy a emettere un duro comunicato di richiamo ai media, purtroppo rimasto inascoltato, soprattutto dalle grandi testate nazionali.
L'ansia di portare la cronaca su un piano esclusivamente emotivo e di trovare il nemico da offrire in pasto al popolo aveva generato già un primo grave errore: le prime presunte immagini dell'attentatore erano infatti un falso. Nonostante questo, lo sdegno degli italiani per l'attentato (registrato anche con picchi di emozioni negative su Twitter) ha reso il falso virale, garantendo una grande velocità di diffusione. Ma la colpa non è da dare alla rapidità degli strumenti di cui disponiamo, ma alla quasi totale mancanza di senso critico degli utenti, che troppo spesso condividono contenuti e diffondono informazioni senza metterne in dubbio la veridicità. Un po' più di attenzione e un po' meno voglia di linciaggio potrebbero aiutare.
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