Blog o giornali? Meglio i secondi a pagamento secondo Steve Jobs

La fruizione dell’informazione di qualità va pagata. iPad è uno degli strumenti per risollevare le sorti dei produttori di contenuti, anche in nome della democrazia.

Redazione 

Steve Jobs non vuole che gli Stati Uniti si trasformino in una nazione di blogger. Il CEO di Apple, intervistato alla D8 Conference di All Things Digital, ha detto la sua sul presente e sul futuro dell’informazione, ponendosi a difesa dell’industria editoriale che investe e produce contenuti di qualità e scagliandosi contro i blogger, in una sorta di j’accuse che ricorda, in parte, le opinioni espresse anche dal presidente USA Barack Obama.

La democrazia, ha detto il numero uno dell’azienda di Cupertino, dipende da una stampa libera e forte, capace di fornire contenuti rigorosi, credibili, equilibrati. Washington Post, New York Times, Wall Street Journal e compagnia sono punti di riferimento centrali e le professionalità dei giornalisti indispensabili. L’industria editoriale è in difficoltà da tempo, ma secondo Jobs una soluzione c’è: far pagare i contenuti, quelli di qualità e quelli a valore aggiunto. Come? Trovando il giusto prezzo, ponendosi al servizio dell’utente e intercettando le sue esigenze.

E iPad può rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali rilanciare l’editoria e premiare il lavoro dei professionisti dell’informazione. Il tablet di Apple si pone (anche) come piattaforma per la distribuzione di news e libri digitali e può costituire un volano per risollevare le sorti dei produttori di contenuti.

Torna alla mente il mantra che Rupert Murdoch prima e Carlo De Benedetti poi vanno ripetendo da mesi: l’era delle notizie gratuite è finita.

Autore: Andrea Galassi

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