Blocco Facebook con legge sicurezza: il social network risponde ufficialmente al Governo italiano
In merito all'emendamento relativo alla legge in materia di sicurezza proposto dal senatore D'Alia risponde Facebook con una lettera aperta. Il contenzioso e i contenuti.
L’emendamento alla legge in materia di sicurezza presentato dal senatore dell’UDC Giampiero D’Alia continua a far discutere. D’altronde, si tratta di una misura che rischia di compromettere la libertà d’espressione sul web e di rendere difficile la vita degli ISP e dei gestori dei siti Internet. Difficile che un simile approccio non generi un polverone di polemiche.
Era intervenuta anche Google Italia, tramite un post sul blog ufficiale dell’azienda firmato da Marco Pancini, European Policy Counsel di BigG, che aveva invitato i legislatori a tenere conto delle differenze sostanziali tra il mondo dei media tradizionali e quello di Internet. Pancini richiamava l’attenzione anche sulle normative già in vigore, che consentono di individuare i responsabili dell’inserimento di contenuti inappropriati e di punirli secondo il caso. Infine, si chiedeva un confronto aperto tra tutti i protagonisti della Rete italiana, le istituzioni e le associazioni di settore.
Ma D’Alia non aveva mostrato alcun ravvedimento rispetto al suo emendamento e, anzi, aveva rincarato la dose, confermando al giornalista Alessandro Gilioli che, per impedire contenuti inneggianti al terrorismo, alla violenza, all’odio, sarebbe disponibile a ricorrere anche al blocco di siti Internet come Facebook e MySpace.
E proprio Facebook ha ritenuto che fosse giunto il momento di far sentire la propria voce in merito a una questione che, oramai, ha travalicato i confini nazionali e sta attirando l’attenzione di osservatori e commentatori anche d’Oltreoceano. È stata, infatti, Debbie Frost, portavoce di Facebook, a scrivere una email a Bloomberg, per ufficializzare il punto di vista dell’azienda. Per spiegare la contrarietà all’emendamento di D’Alia, la Frost utilizza una metafora che calza a pennello: è come se si chiudesse un’intera rete ferroviaria a causa di un antipatico graffito in una sola stazione, si legge nella missiva.
La portavoce di Facebook non nega che i gruppi pro-Riina sorti sul sito di social networking più popolare del momento costituiscano un problema che va risolto. Anzi, la Frost ha spiegato che Facebook lavora ogni giorno per individuare i gruppi e i contenuti contrari alle linee guida del sito per intimarne la chiusura e rimuoverli. Ma non manca di sottolineare che questi gruppi sono solo una piccola parte di un fenomeno che raccoglie iniziative che incoraggiano la comunicazione e il commercio.
Il disegno di legge dovrà essere convertito presso la Camera dei Deputati. Si spera che i parlamentari tengano in considerazione le riflessioni e le critiche giunte non solo dai diretti interessati ma da tutti quei netizen che hanno voluto esprimere la propria contrarietà all’impostazione del provvedimento.
Autore: Andrea Galassi
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