Strage cinema in USA alla prima del film di Batman: non iniziamo a dare colpa ai videogiochi
Le innovazioni tecnologiche portano con sé strumenti, dispositivi e servizi. Spetta agli utenti finali impiegarli al meglio, senza danneggiare alcuno.
Dodici morti. Fra cui, stando alle cronache, tre bambini. E circa 50 feriti. È il bilancio della sparatoria andata in scena presso il 16th Century Movie Theater di Aurora, un sobborgo di Denver, Colorado. A mietere vittime è stato James Holmes, un giovane di 24 anni appassionato di armi. Nell’appartamento di Holmes sono stati rinvenuti materiali esplosivi e infiammabili, molto sofisticati. Per il disinnesco saranno necessarie ore se non giorni, spiega la Polizia di Aurora. Gli agenti hanno fatto evacuare i condomini in via precauzionale. Le vittime erano all’interno del 16th Century Movie Theater per assistere alla prima del nuovo episodio della saga di Batman, “The Dark Knight Rises”.
Riferiscono le cronache che Holmes indossasse un vestito nero e una maschera a coprire il volto. Alcuni testimoni hanno parlato di una maschera antigas, simile a quella indossata dal cattivo del nuovo episodio di Batman. Il killer avrebbe fatto esplodere prima alcune cartucce di gas lacrimogeno, quindi avrebbe aperto il fuoco sugli spettatori. Un fucile d’assalto e due pistole, le armi in dote ad Holmes. Alcun nesso sembra sinora emerso tra la sparatoria in Colorado e il mondo del terrorismo, secondo la Casa Bianca. Un nesso fra la strage e la tecnologia viene invece suggerito da Gad Lerner, che sul proprio blog scrive: «Dalla Bulgaria rimbalza in Colorado la cronaca demenziale di giovani che trattano la realtà come un videogioco in cui vince chi ammazza di più. Terrorismo politico, odio religioso, puro nonsense nichilista? Cosa importa? Il denominatore comune si trova nella tecnologia che rende facile perpetrare una strage e ti consente di immaginarla prima, pianificandola su uno schermo in cui crei la tua realtà virtuale, proprio come ha fatto il norvegese Breivik. Prima che toccasse oggi al suo degno compare assassino di Denver».
Non è la prima volta che le nuove tecnologie, e in particolare i videogiochi, vengono tirati in ballo in relazione a stragi e atti riprovevoli. È senza dubbio noto, agli addetti ai lavori e agli appassionati, che la violenza è parte integrante di numerosi titoli di gioco. The Gameological Society ha calcolato gli omicidi proposti nei keynote di Microsoft e Sony in occasione di E3 2012: 218 omicidi a schermo in meno di due ore. Si contino, però, le scene di violenza diffuse attraverso gli schermi televisivi, e cinematografici. Si contino le news di cronaca nera diffuse attraverso quotidiani e riviste cartacee. Si noti l’indugiare, spesso morboso, sui particolari. E si pensi che stragi compiute da persone squilibrate sono state purtroppo messe a segno anche prima dell’avvento dei videogiochi, dei social network e via dicendo.
Le innovazioni tecnologiche portano con sé strumenti, dispositivi e servizi. Spetta agli utenti finali impiegarli al meglio, senza danneggiare alcuno. Nota finale: perché non una parola, da Lerner, sulla facilità di accesso all’acquisto di armi?
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