Atlantide scoperta su Google Earth e la notizia fa il giro del mondo. Ma è solo un errore.

Individuata mediante l'applicazione Ocean di Google Earth un'area che potrebbe essere Atlantide. Ma da Google spiegano che si tratta di un effetto ottico.

Redazione 

421 a.C.: Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia discutono ad Atene di una leggendaria isola chiamata Atlantide. Platone riporta la discussione nel Timeo: «Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme […] in tempi posteriori […], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte […] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola di Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve».

Febbraio 2009: Google rilascia la versione 5.0 di Google Earth, che contiene anche Ocean, per navigare nei fondali marini e visualizzare i contributi video forniti dai partner commerciali, fra i quali il National Geographic.

Pochi giorni fa: Bernie Bamford, ingegnere aeronautico inglese, sta utilizzando Google Ocean e nota che, a pochi chilometri a nordest delle coste del Marocco, si vede qualcosa che somiglia alla pianta di una città sprofondata sott’acqua. Le coordinate sono 31 15’15.53N, 24 15’30.53W.

Bamford si serve dello zoom di Ocean e ai suoi occhi si manifesta una sorta di reticolo che mostra quelle che sembrano strade e mura. La profondità individuata è di circa 5 chilometri. L’ingegnere non ha dubbi: si tratta di Atlantide. Contatta The Sun, che subito strilla sul web l’incredibile scoperta.

Dopo anni di ricerche infruttuose, che hanno impegnato esperti ed appassionati di tutto il mondo, grazie a Google Ocean la città raccontata da Platone è stata individuata. La notizia rimbalza su ogni angolo della Rete, fa il giro del mondo. Arriva anche al quartier generale di Google, ma proprio da Mountain View proviene la successiva doccia fredda.

Il reticolo individuato da Bamford non è Atlantide, ma un semplice effetto ottico frutto del processo di raccolta dei dati. Le linee visualizzate, spiegano da Google, rappresentano le rotte di alcune navi che effettuano dei rilievi batimetrici nella zona, ovvero la misurazione del fondale mediante l’utilizzo di sonar. Un malinteso, insomma. Che stempera l’entusiasmo e i sogni di gloria dell’ingegnere inglese.

Autore: Arianna Bernardini

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