DNA, genetica e rivoluzione tecnologica: le eccezionali prospettive raccontate dal primo scopritore

James Watson, 81 anni, lo scopritore del DNA, presenta a Milano la quinta Conferenza mondiale sul Futuro della Scienza, intitolata 'The DNA Revolution'.

 

1953: James Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins presentano il primo modello accurato della struttura a doppia elica del DNA. 1962: i tre scienziati ricevono il Premio Nobel per la Medicina per le scoperte sulla struttura molecolare degli acidi nucleici. 2009: James Watson, 81 anni (Crick e Wilkins sono morti nel 2004), presenta a Milano la quinta Conferenza mondiale sul Futuro della Scienza, intitolata «The DNA Revolution» (Venezia, 20-22 settembre).

Su «Nature», alcuni ricercatori delle università di Houston, Stanford, Texas e Alberta, pur sottolineando l’enorme valore scientifico della ricerca in ambito genetico, scrivono che le nuove tecnologie hanno solo un impatto marginale per la cura delle malattie. Watson non ci sta.

Lo scopo dell’evoluzione, dice in conferenza il biologo statunitense, è garantire la sopravvivenza della specie. Le condizioni ambientali sono molto cambiate, di conseguenza è cambiato anche il nostro genoma. L’evoluzione segue ritmi rapidissimi e «il prezzo da pagare sono malattie come le patologie mentali e i tumori». Ma nei prossimi 10 anni, secondo Watson, capiremo l’intero meccanismo alla base dei tumori e sconfiggeremo il cancro. Anche le malattie mentali sono destinate a essere debellate.

Watson è consapevole che capire il funzionamento di un gene e delle combinazioni dei vari frammenti di DNA è un’operazione che si è rivelata più complessa del previsto. Ma i costi dei computer per il sequenziamento stanno crollando e la scienza ha fatto passi da gigante. Non bisogna fermarla. Presto, prevede lo scienziato, ognuno di noi potrà anche avere il profilo completo del genoma per mille dollari.

Autore: Andrea Galassi

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