Algoritmo di Google per posizionamento siti dovrà essere svelato per legge? Non ha senso.

Il New York Times va all’attacco dell’algoritmo alla base del search engine di Google. E chiede l’intervento dell’Antitrust statunitense. Alcuni analisti parlano di proposta folle.

Redazione 

Da tempo – soprattutto ad opera di alcuni dei principali protagonisti dell’industria editoriale – l’azienda fondata da Sergey Brin e Larry Page è oggetto di ripetuti attacchi. Pochi giorni fa è stato il New York Times a scagliarsi contro Google: sotto accusa è l’algoritmo sviluppato a Mountain View che regola l’indicizzazione dei contenuti web e in base al quale sono mostrati agli utenti i risultati delle ricerche effettuate tramite il search engine.

Quando gli ingegneri di Google vanno a modificare il supersegreto algoritmo – e lo fanno centinaia di volte all’anno – possono danneggiare il business di un sito web il cui ranking viene spinto verso il basso. Così si legge nell’editoriale del quotidiano newyorchese.

L’attacco sembra voler mettere in discussione l’operato generale di Google, che non offrirebbe trasparenza e che potrebbe manipolare a piacimento l’indicizzazione e i risultati delle SERP. Speculazioni che si basano sull’assunto che BigG detenga, di fatto, un monopolio nel settore dei motori di ricerca, ancora più preoccupante alla luce dei nuovi business nei quali Google sta investendo. E così, il New York Times – e non è il solo – chiede all’Antitrust statunitense di intervenire per garantire che l’algoritmo di Google sia utilizzato solo ed esclusivamente per migliorare il search.

Nick Saint di Business Insider – di cui condividiamo la posizione – non esita a definire folle la proposta del NYT. Le ragioni per cui l’idea promulgata dall’editoriale «is a terrible idea» sono evidenti: Google non opera in regime di monopolio e ha due importanti competitor, ovvero Yahoo! e Bing; Google non impone barriere che impediscano agli utenti di affidarsi agli altri motori di ricerca; l’Antitrust non ha le competenze tecniche necessarie per valutare l’algoritmo di Google; il motore di ricerca di BigG è completamente gratuito e il fatto che aziende terze vogliano promuovere i loro servizi e prodotti sfruttando il sistema di advertising sviluppato da Google non rappresenta – scrive Saint – un problema di antitrust, ma un grande modello di business.

Autore: Andrea Galassi

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