ADSL in Italia: problemi, velocità , garanzie del servizio. Indagine Punto Informatico.
Punto Informatico ha condotto un'indagine per valutare lo stato della rete ADSL italiana. E i risultati sono sconfortanti.
Una rete preistorica che corre lungo vecchi fili di rame, la fibra ottica che rimane un miraggio, promesse di velocità di connessione mai mantenute, disservizi anche nel sistema di gestione reclami: è quanto emerge dall’indagine condotta da Punto Informatico in collaborazione con il Salvagente sullo sviluppo della banda larga in Italia.
«Nelle telecomunicazioni bisogna cambiare registro» ha dichiarato qualche giorno fa Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom «oppure siamo al capolinea. E tocca allo Stato innescare un nuovo ciclo di investimenti che da sole le imprese private potrebbero non avere convenienza a fare».
Le aziende che operano sul mercato ADSL non perdono occasione per lanciare nuove proposte allettanti per gli utenti, ma troppo spesso la realtà dei fatti è dissimile dalle promesse. «Sulla carta» scrive Punto Informatico «gli operatori telefonici si fanno concorrenza a colpi di connessioni superveloci, giocando al rialzo anno dopo anno: prima 2, poi 4, 6 e ora 7, 8 e addirittura 20 megabit di velocità. Sembra una gara a chi offre di più. Nei fatti, però, a moltissimi utenti capita di viaggiare davvero lentamente, e ai più sfortunati succede anche di impallarsi sul più bello».
Quali le cause?
Innanzitutto l’arretratezza di quelle che dovrebbero essere autostrade della comunicazione e, invece, si rivelano piuttosto delle stradine di campagne che viaggiano ancora su lunghi fili di rame. Dov’è la tanto sbandierata fibra ottica?
«Chiunque si trovi a più di 3 km di filo di rame dalla centrale» rivela un tecnico di Telecom Italia agli autori dell’indagine «non ha neppure la sicurezza dell’allineamento, cioè può anche non riuscire a connettersi al web. La distanza, infatti, attenua il segnale. Secondo causa di rallentamento possono essere le condizioni fisiche del filo di rame su cui viaggiano i dati».
Anche dove la banda larga è realtà, come nelle grandi città, gli utenti pagano spesso il prezzo dell’overbooking di banda, ovvero il fatto che «i provider vendono una quantità di banda maggiore rispetto a quello che la potenzialità tecnologica messa in campo permette di sostenere».
E i provider lo sanno bene, tanto da inserire clausole a propria tutela nei contratti di fornitura di ADSL.
Autore: Pierluigi Emmulo
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