Acta: tutti i siti web a rischio. Altro che Megavideo chiuso

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L’Unione Europea difende la bontà di ACTA. Ma il trattato anti-contraffazione davvero non andrà a intaccare la liberta degli utenti di Internet e di chi, attraverso la Rete, lavora?

Andrea Galassi 

ACTA è davvero quel trattato che, a detta della Unione Europea, consentirà di contrastare con maggiore efficacia la contraffazione di prodotti e la pirateria digitale, senza, tuttavia, compromettere la libertà degli utenti di Internet? E ancora: quando ACTA sarà ratificato dal Parlamento Europeo (forse a giugno 2012) e in seguito recepito dai Paesi membri della UE (Italia inclusa), gli intermediari della Rete, i proprietari e i gestori di siti web di informazione e di condivisione, i blogger, e tutti coloro che vivono e lavorano attraverso Internet, potranno dormire davvero sonni tranquilli?

Se a rispondere fossero la Commissione europea e i sostenitori di ACTA, agli utenti di Internet e tutte le categorie di cui sopra si direbbe di stare sereni. Perché, spiegano i fautori di ACTA, il trattato non prevede alcuna limitazione delle libertà su Internet. Perché nessuno metterà sotto controllo dispositivi quali computer, smartphone e tablet né si andranno a setacciare le attività quotidiane dei netizen. Perché, ancora, i siti web di informazione, le piattaforme di condivisione e di hosting, gli intermediari che non veicolano contenuti tutelati dal diritto d’autore senza alcuna autorizzazione non hanno nulla da temere.

È proprio così? Non proprio, a leggere quanto diffuso online da coloro che si oppongono ad ACTA. C’è, infatti, un articolo del trattato, il numero 23, in cui si usano termini piuttosto vaghi, che lasciano campo libero a interpretazioni restrittive del futuro impianto normativo. L’articolo 23 di ACTA prevede sanzioni penali per gli Internet Service Provider che favoriscono l’accesso a materiale digitale distribuito in violazione della proprietà intellettuale. Che significa favorire? Secondo chi contesta ACTA, significa che sarà sufficiente inserire un link che indirizza a una risorsa online per la condivisione e/o il download di contenuti protetti da copyright per finire nei guai. ACTA, si sostiene da più parti (attivisti, giuristi, esperti di nuove tecnologie), consentirà quindi ai titolari dei diritti di chiedere agli ISP i dati di quegli utenti che hanno pubblicato il link incriminato. Senza alcun intervento dell’Autorità giudiziaria.

ACTA, inoltre, «consentirà di ottenere da una università africana sta studiando un vaccino il nominativo dei ricercatori che stanno lavorando alla creazione di un farmaco generico e di poterli quindi sottoporre a procedimento per violazione di brevetto», spiega l’avvocato Fulvio Sarzana con un esempio. «In sostanza, principio base di ACTA è che gli intermediari non possano proteggere i nominativi di chi compie a loro dire una attività illecita, trasformando gli stessi intermediari in fonti di informazione privilegiata per perseguire eventuali violazioni», aggiunge Sarzana.

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