Il genio della truffa italiano Daniele Ignazi è riuscito a rubare 7 miliardi grazie a fax
Si chiama Daniele Ignazi, è italiano ma residente a Piccadilly Circu, ed è probabilmente uno dei più grandi 'geni della truffa'
Si chiama Daniele Ignazi, è italiano ma residente a Piccadilly Circu, ed è probabilmente uno dei più grandi "geni della truffa".
Qualcuno forse lo ricorderà per aver cercato di mettere nel sacco la Juventus nel 2000, inviando un falso ordine di pagamento da parte della stessa società torinese a Banca Sella, nel si richiedeva il pagamento di 4 miliardi e 890 milioni delle vecchie lire a favore della fantomatica società lussemburghese “Wisenthal & Schlumerger”. La truffa non andò a buon fine.
Tuttavia nonostante l’arresto da parte della Digos ed i quasi complimenti dell’allora presidente bianconero, il quale dichiarò che la firma posta sull’ordine non era la sua, ma comunque fatta molto bene, Ignazi ne usci "pulito" al termine del processo che si svolse a Torino.
A distanza di anni il "genio" è tornato, con una nuovo raggiro ai danni di famose società e banche italiane ed internazionali, il quale tuttavia questa volta li potrebbe costare otto anni di reclusione.
Secondo il pm Gaetano Ruta, lo stesso del caso Wanna Marchi, Ignazi con l’aiuto di altri tre complici, attraverso una serie di conoscenze riusciva ad impossessarsi di carta intestata di importanti società quali Campari, Sony Italia, Distillerie Ramazzotti, Cesare Fiorucci, Ballestri Spa.
A questo punto il passo successivo era quello di contattare le banche per sapere se i dirigenti erano presenti oppure in vacanza. Se assenti partiva il fax con la relativa richiesta di trasferimento fondi accreditati poi in banche dell’est Europa.
Una truffa semplice ed ingegnosa il tutto grazie ad un singolo fax che ha permesso al gruppo di guadagnare 7 milioni e 656mila euro insieme all’appellativo di "il gruppo dei fax oro", anche se il sogno è durato poco visto che gli istituti di credito truffati Banca Intesa, Unicredit Banca, CitiBank, Deutsche Bank non sono rimasti a guardare ed hanno dato il via alle indagini da parte degli inquirenti.
Per Ignazi ed i suoi complici adesso non resta che aspettare per vedere se si apriranno le porte del carcere o riusciranno a farla franca, magari proprio grazie ad un fax.
Qualcuno forse lo ricorderà per aver cercato di mettere nel sacco la Juventus nel 2000, inviando un falso ordine di pagamento da parte della stessa società torinese a Banca Sella, nel si richiedeva il pagamento di 4 miliardi e 890 milioni delle vecchie lire a favore della fantomatica società lussemburghese “Wisenthal & Schlumerger”. La truffa non andò a buon fine.
Tuttavia nonostante l’arresto da parte della Digos ed i quasi complimenti dell’allora presidente bianconero, il quale dichiarò che la firma posta sull’ordine non era la sua, ma comunque fatta molto bene, Ignazi ne usci "pulito" al termine del processo che si svolse a Torino.
A distanza di anni il "genio" è tornato, con una nuovo raggiro ai danni di famose società e banche italiane ed internazionali, il quale tuttavia questa volta li potrebbe costare otto anni di reclusione.
Secondo il pm Gaetano Ruta, lo stesso del caso Wanna Marchi, Ignazi con l’aiuto di altri tre complici, attraverso una serie di conoscenze riusciva ad impossessarsi di carta intestata di importanti società quali Campari, Sony Italia, Distillerie Ramazzotti, Cesare Fiorucci, Ballestri Spa.
A questo punto il passo successivo era quello di contattare le banche per sapere se i dirigenti erano presenti oppure in vacanza. Se assenti partiva il fax con la relativa richiesta di trasferimento fondi accreditati poi in banche dell’est Europa.
Una truffa semplice ed ingegnosa il tutto grazie ad un singolo fax che ha permesso al gruppo di guadagnare 7 milioni e 656mila euro insieme all’appellativo di "il gruppo dei fax oro", anche se il sogno è durato poco visto che gli istituti di credito truffati Banca Intesa, Unicredit Banca, CitiBank, Deutsche Bank non sono rimasti a guardare ed hanno dato il via alle indagini da parte degli inquirenti.
Per Ignazi ed i suoi complici adesso non resta che aspettare per vedere se si apriranno le porte del carcere o riusciranno a farla franca, magari proprio grazie ad un fax.
Categoria: Internet
Pubblicato il 24/02/2007
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